IL PIÙ GRANDE BENE DEL MONDO *

Valutazione
Discutibile, Complesso
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Colin Gregg
Durata
100'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
WE THINK THE WORLD OF YOU
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Hugh Stoddart tratto dal romanzo di J.R. Ackerley
Musiche
Julian Jacobson
Montaggio
Peter Deligou

Sogg.: tratto dal romanzo di J.R. Ackerley - Scenegg.: Hugh Stoddart - Fotogr.: (panoramica/a colori), Mike Garfath - Mus.: Julian Jacobson -Montagg.: Peter Deligou - Dur.: 100' - Produz.: Film Four International, British Screen

Interpreti e ruoli

Alan Bates (Frank), Max Wall (Tom), Liz Smith (Millie), Frances Barber (Megan), Gary Oldman (Johnny), Betsy (Evie), Ryan Batt (Dickie), , Henry Wise, Sheila Ballantine

Soggetto

il giovane Johnny va in prigione per un debito: il suo grande "amico" Frank gli promette che si occuperà della moglie Megan e dei due bambini, ma non della prediletta cagna Evie che, di razza alana è ingombrante e impegnativa. Poiché lui ha il proprio lavoro è meglio che se ne curi la madre di Johnny (Millie) - già governante dello stesso Frank - la quale vive con il secondo marito (Tom) e, con Dickie, il figlio di Johnny. Invece Frank, che intanto spende sterline a più riprese per aiutare Megan e Millie si troverà ad avere la vita condizionata proprio da Evie, che Tom non fa uscire di casa e che Frank porta invece a spasso ritraendone feste e adorazione. Stranamente Johnny non sembra manifestargli eccessiva gratitudine, né per tante attenzioni ai suoi (Megan è freddissima con Frank), né per i libri che questi gli invia in prigione per alleviargli l'anno da passare in carcere, né per quanto fa per Evie. Stupisce e addolora Frank che l'altro non solo non gli scriva, ma neppure richieda di vederlo in parlatorio. Eppure Johnny sa bene quale tipo di legame vi sia stato fra di loro, un legame di cui tutti - tra allusioni e sorrisi - sembrano essere al corrente. Intanto, considerato l'odio che il vecchio Tom nutre per Evie, Frank si è preso la cagna in casa propria e ne è ricambiato da un profondo attaccamento. Quando dopo mesi, Johnny esce di prigione, trova un lavoro e Frank propone all'amico di partirsene "loro tre" per un viaggetto di piacere. L'altro rifiuta, ora è deciso a vendere Evie ed allora Frank pensa di comprarla lui. Fra i due ogni vincolo si è ormai spezzato: Megan e i figli sembrano aver recuperato il marito e padre e, nella sua solitudine, non rimane a Frank che la devozione della cagna, la quale ha appreso a volergli bene e dorme nel suo letto.

Valutazione Pastorale

uno strano film cui si assiste non senza un sottile disagio, nel quale allo squallore ed alle ambiguità di personaggi e situazioni soccorrono una sceneggiatura calibratissima e dialoghi adeguati. Il rapporto omosessuale che vi è stato fra Johnny e Frank e non è ancora estinto appare subito evidente, anche se tutto viene affidato a notazioni discrete, a tocchi di autentica finezza, oltre che alle occhiate sprezzanti e a qualche rarissima allusione delle donne. La trovata sta nel ruolo della cagna Evie, amatissima dall'uomo ristretto in carcere, sulla quale si trasferisce l'affetto del più anziano e libero Frank: il quale libero finisce con il non essere più, fissato com'è nelle cure per l'animale, installato perfino nel letto del nuovo padrone. La bestia è il solo legame concesso a Frank, che trova intollerabile il fatto che la si tenga rinchiusa (come l'amico). Per mesi inesplicabilmente il prigioniero non scrive a Frank e ricusa di vederlo, mentre gli altri vengono generosamente assistiti, ma in fondo non lo considerano affatto. La solitudine di Frank , con ciò, si è fatta penosissima ed il suo bisogno di affetto più acuto: ormai chiuso in un recinto morale anòmalo ed angusto, non gli resta che convivere con quella bestia festosa e possessiva, comprandola, così come si può sempre comprare un simulacro di amore. Stando alle ultime tristi parole di Johnny, carico di una moglie acida e antipatica è Frank ad aver fatto la scelta migliore. Ed Evie resta per Frank l'unico ricordo vivo del suo legame con l'altro. Spunto ardito e difficile, lumeggiato da venature amare ed ingrate, da ipocrisie e squallori ben percepibili, che spesso lascia intendere molto più di ciò che lascia vedere, sempre svolto e trattato con grandissima levità di tocco e senza un solo cedimento. Clima ed ambientazione sono assai curati. Personaggi più che vividi (il vecchio Tom, Millie e l'anziana, vistosa anche nel trucco e di un lamentoso patetismo, Megan la moglie, consapevole dell'anomalo rapporto fra i due uomini, glaciale, ma con lampi di irrisione nello sguardo). Sfuggente ed equivoco Johnny, maturo e sofferto Alan Bates nel ruolo di Frank, sempre intenso e perfetto nel delineare il suo scoramento e quel dolore, che ispessisce sul crinale quasi della follia nell'attaccarsi alla bestia che, in una situazione diventata assurda, accoglie e ricompensa la sua sete di affetto.

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