IL PREZZO

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Alcolismo, Droga, Giovani, Lavoro, Mafia
Genere
Drammatico
Regia
Rolando Stefanelli
Durata
113'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Lion Pictures
Musiche
Paolo Fresu
Montaggio
Roberta Penchini

Orig.: Italia (1999) - Sogg. e scenegg.: Claudio Lizza, Rolando Stefanelli - Fotogr.(Normale/a colori): Vincenzo Marano - Mus.: Paolo Fresu - Montagg.: Roberta Penchini - Dur.: 113' - Produz.: Sintra Film.

Interpreti e ruoli

Stefano Dionisi (Romano), Chiara Caselli (Alba), Vittorio Amandola, Franco Barbero, Barbara Lerici., Magaly Berdy, Fabrizio Mele, Alessandro Repossi, Tullio Sorrentino

Soggetto

A Roma il giovane Romano, abbandonato il posto di professore e datosi all'alcool, accetta l'incarico di andare ad Amsterdam in macchina per ritirare un carico di hashish e subito fare ritorno. Romano decide, senza dirle niente, di farsi accompagnare da Alba, una coetanea con cui aveva vissuto tempo prima. Partono insieme, si fermano a Genova, a Reims in Francia, arrivano nella città olandese. Qui Romano incontra Alvaro, la persona che deve ritirare la sua macchina e ridargliela con la 'roba' nascosta. Intanto Romano e Alba si rinfacciano il loro passato (lei ha abortito un figlio di lui), e passano da momenti di rabbia ad altri di intimità. Vanno poi in Germania, dove Romano ha un contrasto con Edgar, lo spacciatore tedesco che voleva essere pagato in marchi e non in lire. Finalmente ripartono per Roma. Dopo un momento di tensione alla frontiera, rientrano in Italia. La macchina si ferma, il doppiofondo cede, Alba vede la droga, la prende a calci, si arrabbia, si allontana da sola. Subito dopo arriva Alvaro, recupera tutto, e poi, sull'autostrada, uccide Romano e scappa veloce.

Valutazione Pastorale

La vicenda vorrebbe proporsi come uno spaccato del disagio giovanile contemporaneo. Romano dovrebbe essere il prototipo del giovane che ha coltivato illusioni culturali e sociali e poi, di fronte al fallimento, si è lasciato andare al fatalismo degli eventi: un incarico qualunque, un carico che vale l'altro, l'alcool come momento unificante, la perdita della vita senza alcuna reazione. La realizzazione non corrisponde alle intenzioni. Il tono cupo e nero del racconto è così insistito e sottolineato da risultare, dopo poco dall'inizio, artificioso, costruito a bella posta, per niente autentico. La povertà dei profili psicologici e delle motivazioni é totale. I comportamenti di Romano sono troppo caricati, troppo compiacimento in situazioni di contorno superficiali e inutili che nascondono mancanza di idee più concrete. Del tutto stonata, e ancora più stridente, appare perciò la frase che suggella il finale, tratta da "I fratelli Karamazov" di Dostojewski: manca al regista la capacità di mettere a fuoco con più asciuttezza e sincerità la storia di un perdente. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come negativo,e inaccettabile, proprio per il suo proporsi come un discorso 'a tesi', senza alternative né spiragli. UTILIZZAZIONE: é da evitare la proposta del film sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze: esempio di film italiano tirato via, costruito su stereotipi degradanti e mai costruttivi. Molta attenzione da porre nel caso di passaggi televisivi.

Le altre valutazioni

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