IO, ARLECCHINO

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Anziani, Famiglia - genitori figli, Mass-media, Teatro
Genere
Drammatico
Regia
Matteo Bini
Durata
86'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Officina della Comunicazione
Soggetto e Sceneggiatura
Maurice Caldera, Matteo Bini Elisabetta Sola, Maurice Caldera, Matteo Bini da un'idea di Giorgio Pasotti
Musiche
James Matthew Kelly
Montaggio
Michele Chiappa

Orig.: Italia (2014) - Sogg.: Elisabetta Sola, Maurice Caldera, Matteo Bini da un'idea di Giorgio Pasotti - Scenegg.: Maurice Caldera, Matteo Bini - Fotogr.(Panoramica/a colori): Charlie Goodger - Mus.: James Matthew Kelly - Montagg.: Michele Chiappa - Dur.: 86' - Produz.: Nicola Salvi, Elisabetta Sola per Officina della Comunicazione, RAI Cinema - IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014) SEZIONE "Wired Next Cinema", Premio AKAI come miglior attore a Giorgio Pasotti.

Interpreti e ruoli

Giorgio Pasotti (Paolo Milesi), Roberto Herlitzka (Giovanni Milesi), Valeria Bilello (Cristina), Lunetta Savino (Maria), Lavinia Longhi (Francesca), Gianni Ferreri (Giuseppe), Eugenio De Giorgi (Dario), Massimo Molea (Mauro), Maurizio Tabani (impresario teatrale), Stefania Palmisano. (Carla)

Soggetto

Raggiunto da una telefonata che gli comunica il ricovero del padre in ospedale per un improvviso malore, Paolo Milesi, conduttore di un talk show televisivo pomeridiano di successo, lascia Roma e torna nel suo piccolo centro in provincia di Bergamo. Giovanni, il padre, è attore dalla lunga carriera, impostosi soprattutto recitando nella tradizionale maschera di Arlecchino. Inutilmente Paolo cerca di convincerlo a mettersi a riposo. Dopo qualche contrasto, Roberto si appresta a tornare in scena ma non regge ad un nuovo attacco e muore. Ora Paolo è di fronte ad un bivio, perché il suo nuovo spettacolo televisivo a Roma deve partire. Scegliere il lavoro o la custodia delle tradizioni legate al padre?.

Valutazione Pastorale

Giorgio Pasotti non si risparmia. Sua l'idea del soggetto, è inoltre coprotagonista e coregista insieme a Matteo Bini. Gli argomenti sono semplici ma per niente facili da articolare sotto il profilo narrativo. Si parla delle insidie del successo, delle lusinghe dello star system televisivo, della presenza/assenza del padre come monito a non dimenticare, anzi a lavorare per non far perdere il ricordo di un patrimonio collettivo di cultura, saggezza, dedizione professionale. Il racconto si dipana con misura e grazia, attento a evitare le insidie di qualche scivolata retorica. Girato in esterni nelle valli bergamasche con immagini di bel nitore cromatico, il film ha momenti di suggestiva emozione e di vivido realismo tra cronaca e poesia. Dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come prodotto italiano dalla bella veste formale e capace di affidare ad ulteriori riflessioni non poche tematiche calate nel cuore della nostra contemporaneità (rapporto padre/figlio; cinema/teatro; teatro/tv; valore delle comunità locali).

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