LA CARBONARA

Valutazione
Accettabile-riserve, brillante
Tematica
Giustizia, Politica-Società, Potere, Storia
Genere
Commedia
Regia
Luigi Magni
Durata
117'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Lion Pictures
Musiche
Nicola Piovani
Montaggio
Fernanda Indoni

Orig.: Italia (1999) - Sogg. e scenegg.: Luigi Magni - Fotogr.(Panoramica/a colori): Danilo Desideri - Mus.: Nicola Piovani - Montagg.: Fernanda Indoni - Dur.: 117' - Produz.: Letizia Colonna di Stigliano e Massimo Ferrero per la Letizia Cinematografica.

Interpreti e ruoli

Lucrezia Lante Della Rovere (Cecilia), Valerio Mastandrea (Fabrizio), Fabrizio Gifuni (Zaccaria), Nino Manfredi (cardinale Rivarola), Claudio Amendola (Lupone), Pierfrancesco Favino (sergente), Duccio Giordano (Filippo), Marina Lorenzi (Angelina), Giacomo Gonnella (Michele), Pino Ingrosso (cantante)

Soggetto

Nel 1825 nelle campagne non molto distanti da Roma c'é la locanda chiamata "La carbonara" con annesse osteria, stazione di posta, cambio di cavalli. 'Carbonara' é chiamata anche Cecilia, la bella proprietaria. Mentre nelle zone intorno briganti e gendarmi mantengono l'ordine e l'equilibrio spartendosi il territorio, quattro carbonari diretti a Roma si rifugiano nell'osteria. Tra questi Zaccaria, un vecchio amore della carbonara. Arriva anche un frate: si tratta di Fabrizio, ex marito della carbonara che lo credeva morto. I quattro hanno intenzione di sequestrare un cardinale di passaggio per chiedere in cambio la scarcerazione di alcuni compagni condannati a morte. Il sequestro fallisce, tre muoiono e l'ultimo, Fabrizio, viene arrestato in attesa dell'esecuzione. Quando ha capito l'identità dei due uomini, Cecilia cerca di ottenere presso il cardinale la grazia per Zaccaria. Ma é Fabrizio, con uno stratagemma, a fare in modo che l'esecuzione fallisca. Zaccaria viene liberato, il cardinale riparte e, nei boschi, riceve l'omaggio di Lupone, il capo dei briganti. L'equilibrio, faticosamente costruito, forse può tornare a regnare. Intanto Cecilia vede arrivare alla locanda il principe azzurro a lungo sognato, e parte sul suo cavallo. Lupone li guarda e dice: "Dove andate?".

Valutazione Pastorale

Sono ormai trenta anni (da "Nell'anno del Signore", 1969)che Luigi Magni dedica il proprio cinema alla rivisitazione della storia del Risorgimento italiano, avendo come base Roma, lo Stato Pontificio, il Papato. Accanto alla ricostruzione ora più ora meno azzeccata di avvenimenti e personaggi reali, ancora una volta, e forse più di altre volte, Magni parla di ieri guardando all'oggi: soprattutto nelle tipologie dei singoli protagonisti e nella costruzione del dialogo, che prevede frasi ed etichette facenti parte di un recente lessico socio-politico italiano. Note dominanti come sempre sono il disincanto, la disillusione, la bonomia tipicamente romanesca di osservare le cose e non prenderle troppo sul serio. Quanto all'approccio con la Chiesa gerarchia e con le realtà ecclesiali, Magni non può essere definito un anticlericale: più esattamente é un laico che, nato e vivente a Roma, fa i conti quotidiani con una presenza (il Papato)che non può in alcun modo essere ignorata. Ma non c'è in lui autentica cattiveria, né desiderio di rivalsa o di facile ironia. Il quadro rappresentato é pungente, ma più caricaturale che offensivo. Per questo, dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come positivo, certo con qualche opportuna riserva per alcuni eccessi, ma nell'insieme gradevole e brillante. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e recuperato anche in altre occasioni, come esempio di rapporto tra cinema e storia.

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