LA CITTÀ DELLA GIOIA *

Valutazione
Accettabile, Realistico
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Roland Joffè
Durata
135'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
CITY OF JOY
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Mark Medoff tratto dal romanzo omonimo di Dominique Lapierre
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Gerry Hambling

Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Dominique Lapierre - Scenegg.: Mark Medoff - Fotogr.: (panoramica/a colori) Peter Biziou - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Gerry Hambling - Dur.: 135' - Produz.: Jake Eberts, Roland Joffè

Interpreti e ruoli

Patrick Swayze (Max Love), Pauline Collins (Joan Bethel), Om Puri (Hasari Pal), Shabana Azmi (Kamla Pal), Art Malik (Ashoka), Nabil Shaban (Anouar), Shyamanand Talan (Ghatak), Ayesha Dharker, Santu Chowdhury, Imran Badsah Khan, Debtosh Ghosh

Soggetto

un giovane e brillante medico americano, Max Love, discendente da una ricca famiglia di medici, non essendo riuscito a salvare in un'operazione una piccola paziente, entra in una crisi spirituale così profonda, che abbandona il lavoro in ospedale e parte per l'India, alla ricerca di una ragione di vita. Egli giunge a Calcutta contemporaneamente ad un povero contadino, Hasari Pal, che è stato costretto dalla carestia e dalla siccità ad abbandonare casa e campi, e si è trasferito a Calcutta per trovarvi un lavoro col quale mantenere la moglie Kamla e i tre figli, la giovinetta Amrita e i due bambini Shambu e Manooj. Ma, invece del lavoro, trova un imbroglione, che lo deruba del suo denaro, fingendo di affittargli un appartamento. Max, intanto, sempre più confuso, sta per ripartire per gli Stati Uniti, quando viene derubato da un gruppo di malviventi del passaporto e del denaro, e percosso molto duramente. Hasari, accorso in sua difesa, e messi in fuga gli assalitori, porta Max all'ambulatorio-scuola per i poveri della "Città della gioia", che si trova nel quartiere più misero della città, ed è diretto da una straordinaria donna bianca, Joan Bethel, che, con l' aiuto saltuario di un medico indiano, dedica con entusiasmo la sua vita ai malati più bisognosi. Sia il dispensario che i conducenti di risciò della zona debbono pagare "la protezione" della mafia locale, il cui capo è il cinico padrino Ghatak, che ha un figlio, Ashoka, più spietato di lui. Un guidatore di risciò aiuta Hasari a trovare un misero alloggio e ad essere ammesso fra i conducenti di risciò "Fedeli" a Ghatak. Ora Hasari è felice perché può mantenere la famiglia. Intanto Max continua a rifiutare a Joan il suo aiuto, e discute molto con lei, che gli dice che deve scegliere fra "fuggire, assistere e impegnarsi". Mentre Hasari comincia a mettere da parte la dote per la figlia Amrita, Max. in attesa di riavere il passaporto, bloccato nella "Città della gioia", è costretto ad intervenire in un parto assai difficile, in cui riesce a salvare madre e figlio, con l'unico aiuto di Kamla. Da allora la sua vita cambia: decide di restare per qualche tempo a Calcutta, e diventa un capo per la povera gente, che spinge a ribellarsi alla mafia. Ma il progetto di ingrandire il dispensario e di curare i lebbrosi provoca l'aumento della tangente imposta da Ghatak, e, dopo la morte di questi, il crudele Ashoka punisce i ribelli, incendiando i poveri edifici e tagliando la bocca alla giovane Poonina, che però Max cura subito, garantendole una perfetta guarigione. Intanto Hasari si trova in difficoltà perché gli hanno tolto il risciò: ottenuto in regalo un altro risciò i mafiosi gli distruggono il suo veicolo e tentano di investire con un camion il piccolo Shanibu. Per questo avviene una lotta violenta fra Ashoka ed Hasari che rimane ferito al fegato con una coltellata. Frattanto una pioggia dirotta, mette in crisi la bidonville della "Città della gioia", e Max salva a rischio della propria vita un lebbroso, che stava affogando nell'acqua limacciosa. Love decide di restare nella "Città della gioia", per curare i "suoi" poveri e Hasari, la cui ferita al fegato ha ricominciato a sanguinare durante la festa per le nozze della figlia Amrita.

Valutazione Pastorale

il mondo degli indiani poveri e derelitti, presentato con indubbio vigore e visto con indubbia simpatia, è analizzato con maggiore acume di quanto lo sia la psicologia del chirurgo americano in grave crisi spirituale ed esistenziale. Il lavoro, di notevole rilievo spettacolare, presenta, a volte, brani di esasperante lentezza, che appaiono anche ripetitivi. Disturbano soluzioni di eccessivo ottimismo, come quelle per la malattia di Hasari, per il parto d'emergenza e per la facile guarigione dei labbro di Poomina. Notevoli alcune frasi pronunciate da Jean e la spiegazione al bambino della speranza, simboleggiata dal quadro "La zattera della Medusa", speranza che è uno dei temi fondamentali del film, come prova la decisione del medico americano di restare per sempre fra i poveri della "Città della gioia". Si tratta comunque di un film dignitoso che si avvale di una pregevole interpretazione soprattutto di Shabana Azmi (Karnla) e di Om Puri (Hasari), mentre poco efficace appare Patrick Swayze nel ruolo del protagonista, Max.

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