LA FIERA DELLA VANITA’

Valutazione
Accettabile, realistico**
Tematica
Avidità, Denaro, Donna, Letteratura, Matrimonio - coppia, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Mira Nair
Durata
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Vanity Fair
Distribuzione
Eagle Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Matthew Faulk & Mark Skeet, Julian Fellows basato sul romanzo omonimo di William Makepeace Thackeray
Musiche
Mychael Danna
Montaggio
Allyson C. Johnson

Orig.: Stati Uniti (2004) - Sogg.: basato sul romanzo omonimo di William Makepeace Thackeray - Scenegg.: Matthew Faulk & Mark Skeet, Julian Fellows - Fotogr.(Scope/a colori): Declan Quinn - Mus.: Mychael Danna - Montagg.: Allyson C. Johnson - Dur.: - Produz.: Janette Day, Donna Gigliotti, Lydia Dean Pilcher.

Interpreti e ruoli

Reese Witherspoon (Becky Sharp), Eileen Atkins (Matilda Crawley), Jim Broadbent (mr. Osborne), Gabriel Byrne (marchese di Steyne), Romola Garai (Amelia Sedley), Bob Hoskins (sir Pitt Crawley), Rhys Ifans (William Dobbin), Geraldine McEwan (lady Southdown), James Purefoy (Rawdon Crawley), Jonathan Rhys Meyers (George Osborne)

Soggetto

Inghilterra, prima metà del 1800. Rimasta orfana in tenera età, Rebecca Sharp (chiamata da tutti Becky) abbandona l'Accademia di miss Pinkerton a Chiswick e inizia a lavorare come governante presso l'eccentrico sir Pitt Crawley, nella campagna dell'Hampshire. Becky incontra il favore di tutta la famiglia e in particolare di Matilda, la ricca zia zitella. Ma la ragazza ha altre ambizioni per le quali diventa indispensabile trasferirsi a Londra. Prima tuttavia Becky sposa Rawdon, l'erede diretto di Sir Pitt. Quando Napoleone minaccia di conquistare l'Europa, Rawdon parte per la guerra. Quando torna, Becky ha avuto un maschietto, ma i rapporti in casa sono piuttosto tesi. Becky vuole maggiore agiatezza e trova un nuovo protettore nel Marchese di Steyne, che le può assicurare lusso e benessere ma non il calore di una famiglia. Becky cede ma il prezzo da pagare risulta da quel momento veramente alto.

Valutazione Pastorale

William Makepeace Tackeray scrisse "Vanity Fair" nel 1847. Per quanto a tutti gli effetti inglese, l'autore era nato e aveva vissuto i primi anni di vita in India, a Calcutta. C'è quindi un sottile legame rovesciato con la regista di questa nuova versione, Mira Nair, indiana di nascita, Leone d'oro a Venezia per "Moonson Wedding". Nel ridurre a copione un romanzone di 900 pagine, Nair ha buon intuito nel conservare il tono dell'affresco storico e nel resistere alla facile tentazione di creare ammiccamenti all'oggi. Grandi ricostruzioni ambientali, sfarzo di costumi, di battaglie, di interni dipingono una cornice ottocentesca di vibrante concretezza, e molte sfumature psicologiche e caratteriali emergono dalle alterne vicissitudini cui vanno incontro i personaggi. Al centro Becky è la donna che fa dell'ambizione uno stile di vita, pronta a pagare per l'infelicità che procura a chi le sta intorno. Se il romanzo è veramente specchio delle debolezze e della grandezza di un'epoca, il film ne é una efficace sintesi, forse un po' magniloquente ma condotta con il piglio robusto della narratrice che tiene desta l'attenzione. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, e nell'insieme realistico. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, e recuperato come esempio di elevato livello nell'ambito del rapporto cinema/letteratura.

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