La pazza gioia

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti * *
Tematica
Donna, Famiglia - genitori figli, Malattia, Metafore del nostro tempo, Politica-Società
Genere
Commedia
Regia
Paolo Virzì
Durata
116'
Anno di uscita
2016
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Francesca Archibugi, Paolo Virzì Paolo Virzì
Musiche
Carlo Virzì
Montaggio
Cecilia Zanuso

Orig.: Italia (2016) - Sogg.: Paolo Virzì - Scenegg.: Francesca Archibugi, Paolo Virzì - Fotogr.(Scope/a colori): Vladan Radovic - Mus.: Carlo Virzì - Montagg.: Cecilia Zanuso - Dur.: 116' - Produz.: Italia/Francia per Manny Film; Marco Belardi per Lotus Production con RAI Cinema.

Interpreti e ruoli

Valeria Bruni Tedeschi (Beatrice Morandini Valdirana), Micaela Ramazzotti (Donatella Morelli), Valentina Carnelutti (Fiamma Zappa), Anna Galiena (Luciana Brogi coniugata Morelli), Marco Messeri (Floriano Morelli), Tommaso Ragno (Giorgio Lorenzini), Bob Messini (Pier Luigi Aitiani), Sergio Albelli (Torrigiani s dei Servizi Sociali), Marisa Borini (signora Morandini Valdirana), Bobo Rondelli (Renato Corsi)

Soggetto

All'inizio della storia vediamo Beatrice Morandini Valdirana, chiacchierona ed estroversa, finta contessa, a sentirla in amicizia con i potenti della Terra, e Donatella Morelli, ragazza semplice e indifesa, incapace di rimediare agli errori commessi e resa triste dalla prospettiva di un futuro in solitudine. Beatrice e Donatella si conoscono quando si trovano ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, dove sono sottoposte a misure di sicurezza per i reati commessi...

Valutazione Pastorale

"La pazza gioia", diretto da Paolo Virzì, è stato scelto dal Festiva di Cannes 2016 nella sezione "Quinzane des realizateurs". Un bel titolo, capace di coniugare i due momenti centrali della vicenda: lo stato di salute delle due protagoniste, e la loro coraggiosa voglia di venirne fuori, di migliorare, di essere positive. Le due donne, così diverse per carattere e indole, diventano imprevedibilmente amiche e, a poco a poco, provano a condividere speranze e aspettative. Fino ad approfittare di alcune situazioni favorevoli per organizzare una fuga dalla struttura. La fuga diventa la loro arma di difesa, il grimaldello per reagire alle avversità e mettere in scacco l'istituzione. Tra le due, Beatrice è quella più espansiva e aggressiva verso gli altri, ritrova persone del passato e tratta con loro con energia e vigore, quasi fregandosene delle conseguenze. Donatella è più introversa, la detenzione le ha fatto togliere il figlio che ama tantissimo e cerca di rivedere in tutti i modi. Piange spesso Donatella, di quel pianto che significa mancanza di affetti e di sentimenti sottratti a forza. E' un film estremamente stratificato "La pazza gioia". "Volevamo -dice Virzì- che fosse una commedia, divertente ed umana, che ad un certo punto non avesse paura di tingersi di fiaba. Cercavamo tracce di allegria, di eccitazione vitale anche nel momento della costrizione e dell'internamento". Lo sguardo del regista verso le due donne è schietto e vigoroso. La follia tinge le loro (dis)avventure con una partecipazione profonda. Si sta dalla parte di Beatrice per il suo essere indifesa di fronte alle sguaiate reazioni alla sua provocatoria frenesia. Si sta dalla parte di Donatella per il suo piegarsi alle circostanze avverse, per il sincero dolore dell'assenza del figlio, per il dolente incontro con un padre sfortunato ma generoso. Virzi (esordiente nel 1994 con "La bella vita", titolo che si riallaccia curiosamente a questo nelle sfumature di senso), compone un'opera di notevole spessore narrativo che respira l'aria di una drammaturgia profonda e guarda alla follia come ostacolo arduo da superare eppure da accogliere e da aiutare. Mai da respingere. Film intenso e coraggioso, supportato da due intense protagoniste e che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria come possibilità di vedere una bella storia (ben scritta e diretta con taglio ormai maturo)e per avviare riflessioni sulle importanti tematiche affrontate (malattia, detenzione, forme di cura, forza per risollevarsi).

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