LA SCUOLA

Valutazione
Discutibile, Banalità
Tematica
Scuola
Genere
Farsesco
Regia
Daniele Luchetti
Durata
100'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LA SCUOLA
Distribuzione
Cecchi Gori Group
Soggetto e Sceneggiatura
Domenico Starnone, Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Daniele Lucchetti Tratto dai libri "Ex cattedra", "Fuori registro", "Sottobanco" di Domenico Starnone
Musiche
Bill Frisell
Montaggio
Mirco Garrone

Sogg.: Tratto dai libri "Ex cattedra", "Fuori registro", "Sottobanco" di Domenico Starnone - Scenegg.: Domenico Starnone, Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Daniele Lucchetti - Fotogr.: (panoramica/a colori) Alessio Gelsini Torresi - Mus.: Bill Frisell - Montagg.: Mirco Garrone - Dur.: 100' - Produz.: C.G.G. Tiger Cinematografica

Interpreti e ruoli

Silvio Orlando (Vivaldi), Anna Galiena (Majello), Fabrizio Bentivoglio (Sperone), Mario Prosperi (Preside), Anita Laurenzi (Serino), Antonio Petrocelli, Anita Zagaria, Enrica Maria Modugno, Vittorio Ciorcalo, Roberto Nobile, Gea Martire

Soggetto

in un Istituto scolastico della periferia romana le cose vanno decisamente più che male: per fatiscenza è caduto il soffitto della biblioteca e la scomparsa della professoressa Serino (ormai vicinissima al collocamento in pensione) fa pensare al peggio. I professori sembrano in stato di permanente fibrillazione, tra meschinità, pettegolezzi e, soprattutto, a causa dell'orario delle lezioni (vera difficoltà per i docenti condizionati da problemi di famiglia). Essi appaiono in maggioranza demotivati, se non ignoranti. Il preside è una nullità, il suo vice, Sperone, troppo rigido, più preoccupato del futuro collocamento dei ragazzi sul mercato del lavoro che non della loro formazione culturale ed umana. Fa eccezione Vivaldi, persona paziente ed idealista, molto sensibile alle difficoltà familiari e caratteriali dei suoi allievi (è il caso dell'allievo Cardini, quasi eternamente assente, la cui bravura in classe è quella di imitare alla perfezione il ronzio di una mosca) e la professoressa Majello, bella e dolce, al centro delle allusioni e dei pettegolezzi delle colleghe (è in crisi matrimoniale e le si attribuisce come amante il brusco Sperone, mentre lei è segretamente innamorata di Vivaldi, che neppure lo immagina, anche se lo spera). Anche una gita scolastica a Verona (finita con un pigiama-party dei docenti) nulla risolve fra i due. Il "clou" si manifesta al momento degli scrutini, dove tutte le insufficienze e carenze generali vengono palesate e, tra compromessi caldeggiati dal preside e voti mutati per pietismo, tutta la classe ottiene la promozione, ad eccezione di Cardini (pare abbia sottratto una telecamera dell'Istituto, il che poi risulterà non vero). L'anziana ed un po' svampita professoressa Serino ricompare (dimenticatasi della data degli scrutini, si era assentata senza avvertire nessuno). Vivaldi ha capito che la gentile Majello era innamorata di lui, ma lei rimane con marito e figlia, per cui ogni tardiva illusione cade nel nulla. Nell'edificio scolastico ormai vuoto sembra ancora di udirvi il ronzio ed i voli della mosca imitati da Cardini.

Valutazione Pastorale

quello che stupisce in Daniele Luchetti sono il registro e la cifra prescelti per questo film. Sarebbe stata comprensibile quella del "grottesco", in cui il metodo della generalizzazione, del paradosso a fini di denuncia e del "sopra le righe" avrebbe avuto una sua logica narrativa. Affidare la provocazione ai toni forzati del farsesco appare come un errore fatale in ogni senso. Viene meno il mordente, sempreché le intenzioni di una denuncia fossero in programma. La tematica non era affatto facile anzi era complessa e spigolosa. Trattare i mali della scuola (la pochezza culturale dei contenuti didattici e pedagogici, l'insufficienza di una visione razionale e moderna su basi certe e valori ben precisi, l'inadeguata preparazione professionale degli insegnanti, il lassismo disciplinare) con superficialità e banalità in chiave farsesca si risolve nel nulla, ai limiti dell'inconsistenza. I personaggi sono poco più che figurine (talune da sceneggiata o irreversibilmente rese in maniera guittesca). Non è che il film ignori fatti reali, momenti verosimili, insegnanti scadenti o isterici, allievi privi di motivazioni da seguire, il chiasso delle aule ed i compromessi pietistici in sede di scrutinio: la Scuola, metaforicamente parlando, rispecchia i vuoti, il disordine, l'incultura della società. I ragazzi, facili alla autogestione, anche loro contribuiscono al degrado dell'istituzione scolastica, costruendo sulle sabbie mobili un avvenire incerto. Scene e situazioni motivano il giudizio.

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