LA STOFFA DEI SOGNI

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti **
Tematica
Carcere, Giustizia, Libertà, Mare, Metafore del nostro tempo, Teatro
Genere
Drammatico
Regia
Gianfranco Cabiddu
Durata
103'
Anno di uscita
2016
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Microcinema
Soggetto e Sceneggiatura
Ugo Chiti, Gianfranco Cabiddu, Salvatore De Mola Gianfranco Cabiddu
Musiche
Franco Piersanti
Montaggio
Alessio Doglione

Orig.: Italia (2014) - Sogg.: Gianfranco Cabiddu - Scenegg.: Ugo Chiti, Gianfranco Cabiddu, Salvatore De Mola - Fotogr.(Scope/a colori): Vincenzo Carpineta - Mus.: Franco Piersanti - Montagg.: Alessio Doglione - Dur.: 103' - Produz.: Isabella Cocuzza e Arturo Paglia - FESTA DEL CINEMA DI ROMA X^ EDIZIONE 2015.

Interpreti e ruoli

Sergio Rubini (Orazio Campese), Ennio Fantastichini (il capocomico), Gaia Bellugi (De Caro), Renato Carpentieri (il direttore del carcere), Francesco Di Leva (Miranda), Ciro Petrone (la figlia dei direttore), Teresa Saponangelo (don Vincenzo), Luca De Filippo (Andrea), Nicola Di Pinto (Saverio), Jacopo Cullin (Maria), Maria Teresa Saponangelo. (la moglie di Campese), Luca De Filippo (Capitano), Nicola Di Pinto (Pasquale), Jacopo Cullin (tenente Franci), Fiorenzo Mattu (Antioco)

Soggetto

Colta da una furiosa tempesta, una nave fa naufragio vicino a un'isola. Riescono a salvarsi e ad approdare sulla terra ferma un gruppo di camorristi in trasferimento su un carcere all'altro, e una piccola compagnia di attori di spettacoli viaggianti. La mancanza di documenti impedisce ai poliziotti di effettuare il riconoscimento...

Valutazione Pastorale

"La stoffa dei sogni", ovvero come un piccolo film, puntando solo su attori in parte e ben motivati, su una regia di insolita pulizia e scorrevolezza, su un dialogo vivace, riesce a creare le premesse per la messa in atto di un meccanismo narrativo di disarmante felicità espressiva. Qui c'è innanzitutto la conferma che William Shakespeare è il re della sceneggiatura, magari anche con la versione de "La tempesta" reinventata da Eduardo De Filippo in napoletano, riscritta ad uso e consumo di attori che passano da un testo in lingua a quello in dialetto e intanto cambiano vestiti, abiti, stoffe, appunto. Senza dimenticare che 'siamo fatti delle stessa sostanza di cui sono fatti i sogni' e che ogni parola ha un tesoro che ne racchiude mille altri. Se il tema teatro/vita è il principale, intorno (ma non 'di contorno' ) se ne affiancano tanti altri: quella calda atmosfera anni '50 che conferisce al carcere una preziosa sensazione di 'retro'; l' identità nascosta dietro il tentativo di fuga da se stessi e dai personaggi che non vogliono lasciarci; la vita che si riprende il primo piano nel desiderio di Miranda di una nuova relazione e nella attesa di don Vincenzo che ritrova un figlio creduto perso; la presenza vagante di Antioco, prototipo di un pastore sardo forse non più esistente eppure ben vivo nella millenario memoria degli isolani. Quanti temi si muovono in così poco terreno! Quanti interrogativi si agitano nel dilatato spazio del carcere luogo della chiusura e della voglia di rinascere! Così il finale, in perfetto stile teatrale, è affidato ad un ulteriore colpo di scena, una soluzione tanto imprevista quanto conseguente, risultato di scherzo impudico quanto beffardo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in tante successive occasioni suggerite da un film italiano bello e variegato.

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