L’arminuta

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Adolescenza, Amore-Sentimenti, Donna, Educazione, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Matrimonio - coppia, Povertà-Emarginazione, Scuola
Genere
Drammatico
Regia
Giuseppe Bonito
Durata
110'
Anno di uscita
2021
Nazionalità
Italia/Svizzera
Titolo Originale
id.
Distribuzione
Lucky Red
Soggetto e Sceneggiatura
Donatella Di Pietrantonio, Monica Zappelli
Fotografia
Alfredo Betrò
Musiche
Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Montaggio
Roberto Missiroli
Produzione
Maurizio Tedesco, Roberto Sbarigia, Luigi Filippo Manzolino, Manuel Tedesco

Interpreti e ruoli

Sofia Fiore (L'arminuta), Vanessa Scalera (La madre biologica), Elena Lietti (La madre adottiva), Carlotta De Leonardis (Adriana), Fabrizio Ferracane (Il padre biologico), Andrea Fuorto (Vincenzo)

Soggetto

Estate 1975, campagna abruzzese. Una tredicenne smarrita e triste viene riportata dai suoi genitori biologici dei quali ignorava l’esistenza. Da una tranquilla e agiata vita piccolo borghese all’asprezza di una famiglia che vive ai limiti dell’indigenza.

Valutazione Pastorale

Appena passato alla XVI Festa del Cinema di Roma, esce nelle sale cinematografiche “L’arminuta” di Giuseppe Bonito, tratto dall’omonimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, vincitore della 55ᵃ edizione del Premio Campiello. Dopo “Pulce non c’è” (2012), Bonito torna a raccontarci la storia di un’adolescente, l’Arminuta, come tutti la chiamano, cioè la ritornata. La ragazza, infatti, è stata ricondotta, o meglio riconsegnata, alla sua famiglia biologica che, troppo povera per mantenerla, l’aveva “ceduta” al cugino del padre e a sua moglie, che non potevano avere figli. Dall’agiata e tranquilla vita piccolo-borghese, si trova catapultata, senza alcuna spiegazione, in un mondo che le è completamente estraneo, in una vita ai limiti dell’indigenza: il padre ha un lavoro precario e ci sono altri cinque figli da sfamare. L’Arminuta, che mai nel film viene chiamata con il suo nome, dopo un primo comprensibile momento di ribellione quasi furiosa, comincia ad adattarsi alla situazione, confortata dalla sorella più piccola, Adriana. Ma, soprattutto, dallo studio, nel quale eccelle, e dalla possibilità che le viene offerta di partecipare a un concorso letterario la cui vincita le permetterebbe di iscriversi alle superiori e garantirsi così un futuro. La ragazza, tuttavia, non rinuncia a capire e continua a chiedere che fine abbia fatto la madre adottiva e perché i genitori l’abbiano improvvisamente rifiutata. La verità, amarissima, non tarderà ad arrivare. “L’arminuta” è un film potente e delicato insieme, tutto giocato sui contrasti: povertà-benessere, città-campagna, mare luminoso-entroterra brullo e selvatico. E in questi mondi opposti si muovono i protagonisti: chiusi nel proprio dolore, incapaci di esprimere sentimenti, impossibilitati anche ai più elementari gesti di affetto e tenerezza, dei quali però hanno un estremo bisogno. Vanessa Scalera, da premio, e Elena Lietti prestano egregiamente volto e sentimenti alle due madri, quella biologica e l’adottiva, due donne piegate dalla povertà, dal dolore e dalla paura di vivere, sottomesse a un destino al quale non hanno la forza di ribellarsi. Semplicemente straordinarie Sofia Fiore, la protagonista, e Carlotta de Leonardis, la sorellina più piccola: solidali, indomite e resilienti. Dal punto di vista pastorale il film “L’arminuta” è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria. In presenza di minori è bene prevedere l’accompagnamento di adulti ed educatori che aiutino a contestualizzare e approfondire i temi in campo.

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