LE VALIGIE DI TULSE LUPER : la storia di Moab

Valutazione
Complesso, Discutibile, dibattiti
Tematica
Guerra, Mass-media, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Potere, Storia
Genere
Metafora
Regia
Peter Greenaway
Durata
125'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Gran Bretagna, Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Ungheria
Titolo Originale
The Tulse Luper suitcases : the Moab story
Distribuzione
Istituto Luce
Musiche
Borut Krzinsik
Montaggio
Elmer Leupen

Orig.: Gran Bretagna/Olanda/Italia/Spagna/Ungheria/Lussemburgo (2003) - Sogg. e scenegg.: Peter Greenaway - Fotogr.(Panoramica/a colori): Reinier van Brummelen - Mus.: Borut Krzinsik - Montagg.: Elmer Leupen - Dur.: 125' - Produz.: Kasander, Gam Films, Focus Film, ABS, A12 Film Studios, Delux.

Soggetto

Dal natio Galles, alla fine della prima guerra mindiale, Tulse Luper comincia a farsi notare e ad essere arrestato. La prima prigione arriva nel 1921: Tulse ha dieci anni. Nel 1928, all'indomani della scoperta dell' uranio, Tulse e l'amico Martino vanno negli Stati Uniti, per la precisione a Moab, una cittadina mormome nello stato dell'Utah. Dopo alcune avventure poco piacevoli e altri arresti, i due scappano e tornano in Europa. Qui, in Belgio, alla stazione di Anversa, Tulse viene di nuovo fermato, sottoposto ad interrogatorio e infine messo dentro. Il nazismo dilagante lo mette alle corde. La seconda guerra mondiale sta per scoppiare.

Valutazione Pastorale

Tulse Luper é Greenaway stesso. Apparso brevemente in "The falls", Tulse diventa finalmente protagonista assoluto di una vicenda che attraversa settanta anni di storia, dalla prima guerra mondiale al crollo del muro di Berlino nel 1989. Una trilogia, di cui questa è la prima puntata, che finisce appunto con la didascalia 'continua...'. Appassionato di numeri, di oggetti da collezione, di un accumulo enciplopedico di suggestioni espressive, Greenaway può affermare di non amare il cinema e quindi sentirsi autorizzato a stravolgerlo, a rovesciarlo, a rendere ora sgradevole ora irritante ora affascinante la composizione del singolo fotogramma. Enigmatica e sguaiata, la visione del regista è fatta di uno schermo frantumato, di sovrapposizioni, di ripetizioni formali e verbali. Nel caleidoscopio di un'estetica bloccata dai giochi dei simbolismi (quasi anagrammi), l'idea di senso è forse quella dell'assurdo. Certe volte in grado di farci interrogare sullo svuotamento della parola, sui pericoli dell'annullamento della comunicazione, in certe altre la replica va a coprire un vuoto di ispirazione e svela il narcisismo dell'autore. Resta però la sensazione di un cinema modificato, dispersivo, ermetico ma fase di passaggio per il recupero di un linguaggio che sia specchio di errori, debolezze, speranze. Dal punto di vista pastorale, detto che non mancano eccessi e immagini pruriginose, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come discutibile, complesso e adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: per la sua particolare costruzione, il film si sconsiglia per la programmazione ordinaria, per riservarlo a occasioni mirate, per un pubblico adulto in grado di riflettere sulle suggestioni che la storia propone. Molta attenzione é da tenere per i minori in caso di passaggi televisivi, o di uso di VHS e DVD.

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