LIBERI

Valutazione
Accettabile-riserve, problematico
Tematica
Famiglia - genitori figli, Giovani, Lavoro, Matrimonio - coppia
Genere
Commedia
Regia
Gianluca Maria Tavarelli
Durata
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Fandango
Soggetto e Sceneggiatura
Leonardo Fasoli, Gianluca Maria Tavarelli, Angelo Carbone Angelo Carbone
Musiche
Andrea Rocca
Montaggio
Marco Spoletini

Orig.: Italia (2003) - Sogg.: Angelo Carbone - Scenegg.: Leonardo Fasoli, Gianluca Maria Tavarelli, Angelo Carbone - Fotogr.(Scope/a colori): Roberto Forza - Mus.: Andrea Rocca - Montagg.: Marco Spoletini - Dur: 105' - Produz.: Domenico Procacci.

Interpreti e ruoli

Elio Germano (Vince), Nicole Grimaudo (Genny), Luigi Maria Burruano (Cenzo), Anita Zagaria (Paola), Myriam Catania (Elena), Rosa Pianeta (Anita)

Soggetto

A Bussi, paesino vicino a Pescara, dopo trenta anni di lavoro, l'operaio Cenzo viene messo a riposo. Cade in depressione, si mette a letto, non esce più di casa. Il figlio Vince, venti anni, vuole costruirsi una vita diversa. Lascia il paese e la fidanzata Elena, e va a Pescara. La moglie per un po' resiste; poi, non sopportando più la rassegnazione di Cenzo, lo lascia per andare a sua volta in città. E' estate, e Vince trova lavoro in un ristorante sulla spiaggia. Qui conosce Genny, sua coetanea, figlia di Anita, la cuoca. Vince e Genny si frequentano, stanno bene insieme, ma lei soffre di crisi di panico ogni volta che si trova in un luogo troppo affollato. Un giorno a Pescara arriva Cenzo: vuole riscattarsi, trovare un nuovo lavoro, riconquistare la fiducia della moglie. La avvicina, le parla ma ormai la donna non ha la forza per tornare indietro, e i due si separano in modo definitivo. Vince, dopo molte incomprensioni, recupera tuttavia un rapporto di stima con il padre e di affetto con Genny. Finita l'estate, Vince ha deciso: eccolo a Roma per frequentare l'università. E qui lo raggiunge Genny, che non ha più paura di stare in mezzo agli altri.

Valutazione Pastorale

Gianluca Tavarelli (Torino, 1964) si é segnalato come regista da tenere d'occhio fin dal primo film "Portami via" (1994). I due successivi ("Un amore", 1999; "Qui non é il paradiso", 2000) hanno confermato la sua capacità di girare storie molto calibrate sul versante drammatico di costume, calate nel concreto di problematiche più esistenziali che sociali. Qui Tavarelli resta indeciso sul taglio da dare al copione, e alla fine mette insieme istanze socio-politiche, risvolti psicologici, frammenti sentimentali, malattie da ipocondria: forse troppo e non ben ordinato. Se è vero che tutta la prima parte sconta una inopinata somiglianza con "Il posto dell'anima" di Riccardo Milani, nella seconda la regia sembra distendersi maggiormente, restando concentrata sul tema centrale del rapporto generazionale e del conflitto padre/figlio. Ma anche qui qualche battuta a vuoto frena lo slancio. La 'realtà' di persone e ambienti é frenata da una certa artificiosità del dialogo, da ripetizioni e inopportuni sociologismi che sfociano in un finale un po' accomodante. Nell'insieme però il ritratto del giovane Vince si fa seguire e merita attenzione. Il ventenne di oggi in Italia vuole fuggire ma il percorso che compie è sempre molto breve. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, con qualche riserva per passaggi meno risolti, e certamente problematico. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e proposto in altre occasioni come ritratto italiano agli inizi del Terzo Millennio.

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