LISBON STORY – STORIA DI LISBONA ***

Valutazione
Complesso, Raccomandabile, Dibattiti
Tematica
Genere
Allegorico
Regia
Wim Wenders
Durata
106'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Germania
Titolo Originale
LISBON STORY
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Wim Wenders
Musiche
Madredeus
Montaggio
Peter Przygodda, Anne Schnee

Sogg. e Scenegg.: Wim Wenders - Fotogr.: (panoramica/a colori.) Lisa Rinzler - Mus.: Madredeus - Montagg.: Peter Przygodda, Anne Schnee - Dur.: 106' - Produz.: Road Movies Filmproduktion

Interpreti e ruoli

Rüdiger Vogler (Phillip Winter), Patrick Bauchau (Friedrich Monroe), Joel Ferreira (Zé), Teresa Salgueiro, Pedro Ayres Magalhaes, Rodrigo Leao, Gabriel Gomes, José Peixoto, Francisco Ribeiro, Manoel De Oliveira, Vasco Sequeira, Ricardo Colares, Sofia Benard Da Costa, Vera Cunha Rocha, Elisabete Cunha Rocha, Joao Canijo, Viriato José Da Silva

Soggetto

Phillip Winter riceve una cartolina da Lisbona: l'amico regista Friedrich Monroe lo invita come tecnico della sonorizzazione per il film che vi sta girando. Durante il lungo trasferimento per la vecchia Europa, l'automobile di Winter va in pezzi, ed in Portogallo la rivende ad un tale purché trasporti col suo furgone lui e le valigie con le attrezzature nello scalcinato appartamento del regista assente. In compenso quattro ragazzini lo tormentano e lo deliziano con le loro videocamere ed un quinto, Zé, appare e scompare misteriosamente. Winter viene anche truffato, nel quartiere della mala dove si è recato in cerca di suoni, da un giovane che gli promette notizie sull'amico Friedrich. Nella stessa casa del cineasta prova il gruppo musicale dei "Madredeus", che ha ultimato la colonna sonora del fantomatico film, e la cui solista, Teresa Salgueiro, colpisce con la sua grazia Phillip. Infine, seguendo il misterioso Zé, che lascia come traccia una videocamera nascosta in una busta di plastica, trova finalmente l'amico che vive come uno zingaro nella sua vetturetta abbandonata in un quartiere stravolto dall'avanzata della Lisbona moderna, che stride pesantemente con la suggestione delle immagini in bianco e nero girate da lui e che Phillip passa e ripassa in moviola. Il suo scopo, aiutato da vari ragazzini, è di filmare, senza alcun intervento culturale, immagini in libertà che solo i posteri potranno apprezzare. Phillip protesta, con un messaggiio registrato all'amico, che un simile procedimeto è in realtà la negazione del cinema "puro" cui egli allude, e che gli occhi dell'uomo e soprattutto la sua partecipazione emotiva ed affettiva rendono le immagini veramente vive. Phillip rinuncia a partire ed i due si mettono a filmare la rumorosa ed agitata vita di Lisbona con la vetusta cinepresa.

Valutazione Pastorale

ritorno all'amata Lisbona, capitale della cultura europea, da parte di Wim Wenders. La “città bianca” non è la stessa di tanti anni fa, ma rivive nostalgica, con quadri in bianco e nero di una suggestione rara, rivissuti, rimeditati da Phillip alla moviola, in questa attesa del fantomatico amico che lascia solo il messaggio allusivo dei suoi filmati di un mondo scomparso. Phillip si rende pian piano conto del dramma esistenziale ed artistico dell'amico, una sorta di Giona scomparso nel ventre di una Lisbona densa di paesaggi stravolti da insulse modernizzazioni, angoli di suggestiva e nobile bellezza, quartieri popolari dove l'antica grazia della "città bianca" palpita ancora in tutto il suo fascinoso ed intimo charme con le accorte e significative citazioni ed i testi delle canzoni dei "Madredeus". Wenders continua il discorso aperto col "Cielo sopra Berlino", ma l'atmosfera rarefatta e l'eco malinconica e pessimistica che vi aleggiava qui cedono il passo ad una vena dove i rumori, i sapori, i colori, le musiche, l'umano agitarsi tra suggestioni del passato e attrazioni del futuro rendono il presente estremamente vivo e palpitante, nel segno di un'accettazione della realtà finalmente "immediata" che concilia l'occhio del regista con quello della macchina da presa come mezzo per “comunicare” la realtà circostante.

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