LOLITA

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Adrian Lyne
Durata
133'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
LOLITA
Distribuzione
Medusa
Soggetto e Sceneggiatura
Stephen Schiff dal romanzo omonimo di V. Nabokov
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Julie Monroe, David Bren

Scenegg.: Stephen Schiff dal romanzo omonimo di V. Nabokov - Fotogr.: (Panoramica/a colori) Howard Atherton - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Julie Monroe, David Bren-ner - Dur.: 133' - Produz.: Mario Kassar, Joel B. Michaels

Interpreti e ruoli

Jeremy Irons (Humbert Humbert), Melanie Griffith (Charlotte Haze), Dominique Swain (Lolita), Frank Langella (Clare Quintly), Suzanne Shepherd (Miss Pratt), Keit Reddin (Reverendo Rigger), Erin J.Dean (Mona), Joan Glover, Pat P.Perkins, Ed. Grady, Michael Goodwin, Angela Paton.

Soggetto

Nel 1947, il professor Humbert arriva in una piccola città del New England, dove lo attende un posto di insegnante di letteratura francese. Cer-cando alloggio, gli capita una stanza in casa della vedova Charlotte. Il posto non sarebbe molto di suo gusto, ma decide di fermarsi dopo aver visto in giardino la figlia dodicenne di Charlotte, Lolita, dalla quale subito rimane affascinato. Charlotte corteggia Humbert che alla fine, pur di stare accanto a Lolita, accetta di sposare la donna. Dopo qualche tempo, Charlotte muore in un incidente, Humbert e Lolita, che hanno ormai avviato un rapporto amoro-so, decidono di lasciare la cittadina e cominciano un viaggio attraverso l'A-merica. Questo viaggio è contrassegnato da momenti sempre più burrascosi e da avvenimenti sempre più esagitati. Lolita ha il controllo della situazione, Humbert dà spesso in escandescenze. Lei un giorno decide di andarsene con un altro. Humbert la ritrova quando aspetta un figlio, le dà dei soldi, poi va dall'uomo che ha determinato il distacco tra loro due. La resa dei conti è cru-dele e brutale, e Humbert muore in preda ai rimorsi.

Valutazione Pastorale

è la seconda versione tratta dal famoso romanzo omonimo scritto da Vladimir Nabokov nel 1958 (la prima, quella di Stanley Kubrick, 1962). In questa occasione, il film punta molto su una confezione impeccabile e accurata, su immagini smaltate e morbide secondo lo stile tipi-co di Adrian Lyne, e su un rapporto tra i due protagonisti che diventa una disperata passione d'amore di Humbert verso Lolita. Le scabrosità sono più verbali che visive ma la sostanziale superficialità della regia le tiene sempre in primo piano, rinunciando a priori ad osservare la storia in maniera più seria, approfondita, meno compiaciuta. L'operazione, dal punto di vista pastorale, rimane inevitabilmente negativa ed è da ritenere inaccettabile. Utilizzazione: il film è da escludere dalla programmazione ordinaria. La derivazione dal romanzo di Nabokov e l'intento di proporre un confronto col film di Kubrick potrebbero essere pretesti per una utilizzazione in forme più ristrette. Ma un equilibrato senso di misura e di opportunità ne fa sconsiglia-re l'uso anche in queste situazioni.

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