L’UOMO DELLE STELLE **

Valutazione
Discutibile, Problematico
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Giuseppe Tornatore
Durata
110'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
L'UOMO DELLE STELLE
Distribuzione
Cecchi Gori Group
Soggetto e Sceneggiatura
Fabio Rinaudo, Giuseppe Tornatore Giuseppe Tornatore
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Massimo Quaglia

Sogg.: Giuseppe Tornatore - Scenegg.: Fabio Rinaudo, Giuseppe Tornatore - Fotogr.: (scope/a colori) Dante Spinotti - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Massimo Quaglia - Dur.: 110' - Produz.: C.G.G. Tiger Cinematografica

Interpreti e ruoli

Sergio Castellitto (Joe Morelli), Tiziana Lodato (Beata), Franco Scaldati (Brigadiere Mastropaolo), Leo Gullotta (Vito), Tony Sperandeo (Primo Badalamenti), Clelia Rondinella, Leopoldo Trieste, Tano Cimarosa, Nicola Di Pinto, Costantino Carrozza, Jane Alexander, Luigi Maria Burruano, Carmelo Di Mazzarelli, Antonella Attili, Domenico Dolce, Stefano Gabbana

Soggetto

in Sicilia nel 1953, Joe Morelli, un modesto truffatore, gira col suo furgone e la sua cinepresa a nome della Universalia Cinematografica a far provini alla gente dei pittoreschi borghi che inganna con la speranza di un futuro di gloria e ricchezza. Tutti sono contagiati e il più disparato campionario di umanità si presenta al “talent scout”: una madre gli offre i suoi intimi servigi per sponsorizzare la figlia diciottenne; un omosessuale, Vito, si confida sul suo dramma; un brigadiere dei carabinieri, Mastropaolo, lo ferma di nascosto per recitare la Divina Commedia tradotta da lui in siciliano; un reduce della guerra di Spagna, che non parla da anni, accetta di recitare; un mafioso, Primo Badalamenti, si confessa davanti alla cinepresa. Tutto si complica quando una trovatella diciottenne, Beata, desiderosa di fare cinema e diventare la donna di Joe, si introduce nel furgone. Truffato da due sedicenti nobili, Morelli ritrova il furgone grazie a Beata, che si finge sua fidanzata. Poi Joe seduce la giovane e la porta con sé, ma il brigadiere, ora maresciallo, lo arresta per truffa: non solo non ha nulla a che fare con la Universalia, ma usa persino pellicola scaduta per le riprese. La camionetta che lo scorta in galera fa una sosta, e i carabinieri lo lasciano temporaneamente nelle mani di alcuni mafiosi beffati ad un funerale, che lo pestano a sangue, prima che vada in prigione. Uscito dopo due anni ritrova il suo furgone e cerca Beata: dopo affannose ricerche, finalmente la ritrova, folle, in manicomio. Nel viaggio di ritorno a Roma Joe è assillato dal ricordo della gente comune che ha affidato a lui i suoi sogni e che lui ha ingannato.

Valutazione Pastorale

il ritorno all'amata Sicilia segna il rientro del regista in quella cifra espressiva che ama l'affresco ed il rapido bozzetto di personaggi ed atmosfere provinciali che forse costituisce una delle sue caratteristiche migliori. I quadretti dei provini, ora esilaranti, ora teneri nella loro ingenuità naïf, ora ironici, qualche volta un po' forzati, sono forse la parte migliore del film. Il limite però della pellicola è la sua globalità, la sua visione d'insieme: sembra riuscito solo parzialmente il grande affresco di sicilianità tentato dal regista, con l'eterno e sentito contrasto della sua gente tra cultura, dignità e miserie locali e la mentalità colonialista del continentale che viene a sfruttarne le risorse, non solo economiche attraverso il raggiro, ma soprattutto umane. Se Sergio Castellitto, bravissimo, riesce a dare credibilità al suo emblematico personaggio, figure come il carabiniere filosofo, e nel finale maestro di vita, e dell'omosessuale, interpretato da Leo Gullotta con un'intensità di partecipazione che finisce per essere sospetta, sono molto meno convincenti, così come stonano nel clima dell'epoca le scene sessuali insolitamente insistite. Sembra discutibile l'eccesso di realismo e di crudezza nel linguaggio e nelle immagini, oltretutto poco sintonico col clima di quegli anni e soprattutto in una terra molto "formale" come la Sicilia. Il comportamento di Joe è contrappuntato dalla sua punizione e dal suo nuovo atteggiamento verso il prossimo, che denota la sua crescita come uomo. Pregevole la fotografia.

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