MILOU A MAGGIO

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Famiglia
Genere
Grottesco
Regia
Louis Malle
Durata
106'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
MILOU EN MAI
Distribuzione
Titanus Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Louis Malle, Jean
Musiche
Stephane Grappelli
Montaggio
Emmanuelle Castro

Sogg. e Scenegg.: Louis Malle, Jean-Claude Carriere - Fotogr.: (panoramica/a colori) Renato Berta - Mus.: Stephane Grappelli - Montagg.: Emmanuelle Castro - Dur.: 106' - Co-Produz.: Nef-TFI Film, Paris, Ellepi; Dania; Roma

Interpreti e ruoli

Michel Piccoli (Milou), Miou-Miou (Camille), Michel Duchaussoy (Georges), Bruno Carette Harriet Walter (Grimaldi), Dominique Blanc (Lily), Paulette Dubost (Claire), Martine Gautier (Mme Vieuzac), Rozenne Le Tallec (Adele), Renaud Danner (Marie Laure), Janne Herry-Leclerc

Soggetto

mentre la radio trasmette incessantemente notiziari da Parigi in rivolta (è il maggio turbolento del '68), nel Sud-Ovest della Francia muore di infarto la ultraottantenne signora Vieuzac, proprietaria di una bella villa con bosco e vigneti. Il figlio Milou, un sessantenne che da sempre vive là (con Adèle, la cameriera-amante) e che adora la campagna, si affretta a convocare gli altri eredi. Arrivano dunque suo fratello Georges (giornalista ormai giubilato) con l'attraente moglie inglese (Lily); Camille, figlia di Milou stesso, con tre irrequieti bambini, nonchè Claire (che della defunta è nipote), recante al seguito una giovanissima danzatrice cui è morbosamente legata. E con gli arrivi comincia la lotta degli eredi, prontissimi a dividersi, vendendo tutto, le spoglie di Madame Vieuzac, mentre Camille, tanto per non perdere tempo, arraffa uno dei più belli anelli della nonna. Quello che resiste all'idea di una spartizione totale in tre è però Milou, che vede crollare il suo mondo, mentre tutto si fa ancor più complicato, quando il notaio dà lettura di una lettera della defunta, che ha lasciato alla sua fedele cameriera un quarto del patrimonio: con l'inatteso e sgradevole risultato che la divisione ereditaria dovrà essere fatta per quattro. Sulla sorte del patrimonio, tuttavia, pesano molte preoccupazioni: le notizie parigine fanno nutrire dubbi sull'ordine e sulle proprietà, si preparano per la Francia tempi duri e molta gente anche in provincia ripara impaurita sulle colline. Ci vanno anche Milou e i suoi familiari, insieme ad una coppia di vicini terrorizzati, più il giovane figlio di primo letto di Georges (Pier Alain) ed un camionista bloccato sul posto, essendo in sciopero i benzinai e perfino i servizi delle pompe funebri, per cui il cadavere di Madame Vieuzac dopo tre giorni è ancora in casa. A sentire Pier Alain, per i ricchi e gli egoisti di speranze ne restano pochissime. Più che impauriti, gli eredi pensano ora che in fondo la terra, quei mobili e la casa non offrono molte prospettive di adeguato e ripido realizzo. Milou intanto fa scavare una fossa per la madre ai piedi di un grande albero. Poi, quando la radio annuncia che finalmente De Gaulle ha ripreso saldamente in pugno la situazione, gli altri se ne tornano in fretta alle loro case (Pier Alain, invece, va a Parigi con la ballerina), mentre Milou sarà l'unico che ha tentato di salvare con la villa quella terra rigogliosa in cui ha sempre creduto. Molto probabilmente, calmatesi le acque, una spartizione dovrà esserci, ma per intanto egli resta lì, tutto solo con il fantasma materno.

Valutazione Pastorale

ritratto di famiglia con litigi vari. Anche qui gli eredi sono avidi e spregiudicati, pronti a calcolare il valore di argenteria ed arredi, ma a disfarsi di tutto (casa e rigogliosi vigneti in primo luogo), allorchè spirano aure di svalutazioni e spoliazioni. Il personaggio senza volto è la radio, con i suoi tambureggianti comunicati, dietro a cui ci sono le barricate studentesche, gli scioperi, i gas lacrimogeni e le bombe di una Parigi lontana dalle verdi colline di Gers, ma incombente. Il ragazzo in forzata tappa sul posto e che degli insorti suoi coetanei si atteggia a portavoce e bandiera, annunciando ideali più di licenza che di giustizia e libertà, attizza il fuoco (anche dei sensi) in quasi tutti i presenti. Tema di per sé interessante, ma l'ironia di Malle qui diventa una satira beffarda ed acra, anzichè maliziosa e raffinata, in cui manca il senso della misura, mentre lo stile rivela inattesi scompensi, alternando ferocia e sarcasmo a momenti di innegabili goffaggini ed assurdità. L'atmosfera, data da un miscuglio di avidità, di aridità sentimentale, oltre che da improvvise eccitazioni e paure, è assicurata da personaggi borghesi disegnati comunque con cura, fra i quali si innestano i due giovanissimi (che non hanno nulla da perdere, specie la ragazza che si "libera" da una amicizia anomala), il camionista di passaggio e la serva, improvvisamente ricca, a far da comprimari. Bravo come al solito Michel Piccoli, umoroso e corposo, nei panni di colui che ama le api e la campagna. Ma il film non soddisfa, nè convince e, quanto ai contenuti non vi è nulla di positivo.

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