MOMMY

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti ***
Tematica
Famiglia - genitori figli, Giovani, Libertà, Malattia, Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico
Regia
Xavier Dolan
Durata
139'
Anno di uscita
2014
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Mommy
Distribuzione
Good Films
Musiche
Noia
Montaggio
Xavier Dolan

Orig.: Francia (2014) - Sogg. e scenegg.: Xavier Dolan - Fotogr.(formato ridotto & panoramico/ a colori): André Turpin - Mus.: Noia - Montagg.: Xavier Dolan - Dur.: 139' - Produz.: Xavier Dolan, Nancy Grant per Metafilms.

Interpreti e ruoli

Anne Dorval (Diane "Die" Desprès), Antoine Oliver Pilon (Steve O'Connor Despres), Suzanne Clement (Kyla), Patrickn Huard (Paul Béliveau), Alexandre Goyette (Patrick), Michele Lituac (Preside), Viviane Pascal (Marthe), Nathelie Hamel Roy . (Natacha)

Soggetto

Vedova ancora giovane e di carattere esuberante, Diane "Die" Després decide di ritirare il figlio Steve dall'istituto cui è stato affidato e di prendere la sua custodia a tempo pieno. Steve è un quindicenne piuttosto irrequieto, affetto dalla sindrome da deficit di attenzione. La convivenza tra i due vive di sbalzi umorali forti e spesso non controllabili. Steve è preda di crisi profonde a lenire le quali offre un imprevisto contributo Kyla, una nuova vicina di casa che, messasi in aspettativa dall'insegnamento, si pone come mediazione importante tra il ragazzo (che vorrebbe essere guidato alla conoscenza delle materie) e la mamma, resa più irascibile anche dal licenziamento dal posto di lavoro.

Valutazione Pastorale

Xavier Dolan è nato a Québec (Canada) il 20 marzo 1989. Ha esordito nel 2008 e ad oggi ha diretto cinque LM. In questo più recente, Mommy, torna ad affrontare in modo diretto il rapporto madre/figlio. Si tratta di un argomento certamente trasversale ad ogni epoca e che ogni momento di cinema ha affrontato in forme diverse. Nella nostra disordinata e dilaniata contemporaneità, Dolan si getta come un 25enne capace di affrontare senza timori le angolature ispide di un rapporto fatto di incomprensioni e contrasti, offese e pentimenti, furori incontrollati e calma improvvisa. Sul legame profondo e misterioso che lega i due, l'autore getta uno sguardo magnetico di sconcertante modernità. Quando, dopo una prima ora di personaggi imprigionati nello schermo formato francobollo, un gesto di respiro di Steve fa allargare l'inquadratura e cambiare prospettiva di spazio, sembra che uno spicchio di verità stia per soccorrere il buio dei rapporti genitoriali. L'illusione dura poco, la follia torna a farsi largo, ma ora è chiaro: l'unico gesto consentito é la ribellione, forse metaforica ma totale, immediata, senza condizioni Steve scappa, oltre le barriere del riformatorio, oltre i legami obbligatori: erede, nuovo e vecchissimo, dei finti matti tenuti prigionieri nel finale di "Qualcuno volò sul nido del cuculo", il grande apologo di Milos Forman sulla libertà. Dolan ha idee forti, innovative per riscrivere il cinema del Terzo Millennio. Non deve sprecarle in ripetizioni un po' compiaciute. Il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e, meglio, in occasioni mirate per avviare riflessioni non solo sulle tematiche principali ma su quella, forse prevalente, del linguaggio espressivo insieme inatteso e provocatorio.

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