NON DIRLE CHI SONO

Valutazione
Discutibile, Brillante
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Malcolm Mowbray
Durata
98'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
DON'T TELL HER IT'S ME
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Sarah Bird dal romanzo "The boyfriend school" di Sarah Bird
Musiche
Michael Gore
Montaggio
Marshall Harvey

Sogg.: dal romanzo "The boyfriend school" di Sarah Bird - Scenegg.: Sarah Bird - Fotogr.: (normale/a colori) Reed Smoot - Mus.: Michael Gore - Montagg.: Marshall Harvey - Dur.: 98' - Produz.: George G. Braunstein, Ron Hamady

Interpreti e ruoli

Steve Guttenberg (Gus), Jami Gertz (Emily), Shelley Long (Lizzie), Kyle Mac Lachlan (Trout), Kevin Scannell (Mitchel), Madchen Amick (Mandy), Beth Grant, Nada Despotovich, Laura Alcalde

Soggetto

il giovane Gus non è stato fortunato: a causa di una malattia si è appesantito e ha perso i capelli, il che lo ha fatto diventare un introverso. Non accettato dalle ragazze lui si è rifugiato nel disegno dei fumetti, che rappresentano il proprio lavoro. Ma Lizzie sua sorella vuole vederlo superare il momento avverso e magari sposarsi. Tipo assai romantico, ma anche concreto se il caso lo merita (è scrittrice di romanzetti rosa di un certo successo) essa pensa a Emily, una giornalista da proporre a Gus, malgrado costei sia già fidanzata con l'infedele Trout. Però il Gus così com'è a giudizio della sorella va trasformato. Decisa a farne un simbolo della gioventù dei nostri tempi fa mettere a Gus lenti a contatto cerulee, un parrucchino con i capelli fluttuanti sugli omeri, gli fa dire frasi brevi e seducenti con voce bassa e gli fa sfoggiare una moto potente. Il personaggio creato dalla fertile mente della scrittrice ha pieno successo, finché Emily scopre l'inganno. Dispetto e furia sono dapprima comprensibili, poi la ragazza comprende che, dietro il capellone e i suoi modi un po' bulleschi, c'è il vero Gus, timido e affettuoso.

Valutazione Pastorale

tempo sprecato, tentare di cercare sottintesi e messaggi degni di nota. Null'altro che una commedia rosa, una storia vista giusto con gli occhi della romantica fabbricante di idoli e trame citrulle e zuccherose. Purtroppo anche nello zucchero il soggettista ha voluto mettere a forza il pepe sgradevole delle parole spinte e lo sceneggiatore la scenetta del manichino per una lezione di sesso, inutile, stupida e grossolana. E con ciò un film che al limite poteva essere anche accettato malgrado le scipitaggini, diventa inevitabilmente discutibile.

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