ONCE WERE WARRIORS – UNA VOLTA ERANO GUERRIERI

Valutazione
Inaccettabile, Crudo
Tematica
Famiglia
Genere
Drammatico
Regia
Lee Tamahori
Durata
99'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Nuova Zelanda
Titolo Originale
ONCE WERE WARRIORS
Distribuzione
Indipendenti Regionali
Soggetto e Sceneggiatura
Riwia Brown Tratto dal romanzo di Alan Duff
Musiche
Murray Grindlay, Murray Mc Nabb
Montaggio
Michael Horton

Sogg.: Tratto dal romanzo di Alan Duff - Scenegg.: Riwia Brown - Fotogr.: (panoramica/a colori) Stuart Dryburgh - Mus.: Murray Grindlay, Murray Mc Nabb - Montagg.: Michael Horton - Dur.: 99' - Produz.: Robin Scholes - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Rena Owen (Beth Heke), Temuera Morrison (Jake Heke), Mamaengaroa Kerr-Bell (Grace Heke), Julian Arahanga (Nig Heke), Taungaroa Emile (Boogie Heke), Joseph Kairau (Huata Heke), Rachael Morris Jr. (Polly Heke), Shannon Williams, Pete Smith, Mere Boynton, George Henare, Clifford Curtis, Calvin Tuteao

Soggetto

Nuova Zelanda. Nei sobborghi degradati di Aukland vive la famiglia di Beth, discendente da una nobile stirpe Maori. Si è sposata, contro la volontà dei genitori, con un discendente di schiavi, Jake Heke detto La Furia, un bruto violento ed ubriacone che la tratta come una serva e la malmena. Il figlio maggiore, Nig, è in rotta coi genitori, e cerca motivazioni aggregandosi ad una banda di teppisti di quartiere, che lo sottopongono ad un brutale rito di iniziazione. La maggiore delle figlie, Grace, che pur avendo un buon rapporto con la madre è oppressa dal padre, ha come unici confidenti il suo diario e Toot, un marginale che vive nella carcassa di un'automobile. Il secondo figlio maschio, Boogie, è in attesa di processo per vari furtarelli, e la madre non può accompagnarlo per via di un violento pestaggio da parte del marito: così viene affidato ad un riformatorio. Beth tenta di convincere il consorte a far visita a Boogie e Jake affitta addirittura una vettura caricandovi la famigliola, ma durante il tragitto si ferma al bar e si ubriaca. La sera Jake, come di consueto, porta gli amici a casa ad ubriacarsi, ma Beth rifiuta di bere e di cantare come al solito. Bully, il fratello di Jake, violenta la nipote Grace, e la ragazza dopo aver confidato sul suo diario l'orrore subìto, si impicca ad un albero in cortile. Dopo una violenta lite con Jake in cui Beth lo affronta sfidandolo, porta la figlia defunta nell'isola paterna per un funerale Maori. Poi leggendo il diario di Grace scopre l'infamia e torna in città dove affronta lo stupratore, che dapprima nega, spalleggiato da Jake: questi però, letta la confessione della figlia, assale il fratello massacrandolo. Mentre Beth porta via i figli presso i nonni, Jake rimane solo ad imprecare, in attesa della polizia.

Valutazione Pastorale

da diverso tempo si assiste a spettacoli che, con riferimento soprattutto alle popolazioni aborigene transoceaniche, tentano di recuperare attraverso i grandi media le vicende di popoli quasi dissolti nella loro identità storico-culturale dai conquistatori, o per tesserne elogi tanto postumi quanto sostanzialmente ipocriti, rivisitandoli in scenari idillici di un passato irrecuperabile, oppure tratteggiandone, come in questo caso, il degrado e la perduta dignità. Qui tutto è esibito però con una tale ferocia didascalica, e con una cruda violenza del tutto inaccettabile, da risultare controproducente. Gli attori, peraltro molto bravi, disegnano un'umanità la cui sofferenza morale e materiale è totalmente sottolineata, con uno sfoggio di toni truculenti, ai limiti della sopportazione. Una presentazione del genere potrebbe produrre infatti l'illusione, risibile, che basterebbe che i Maori, come proposto nel finale, tornassero negli spazi a loro riservati, abbandonando le grandi città, per risolvere il caso; oppure che i giovani, anzichè dedicarsi alla droga ed alle connesse attività per procurarla e spacciarla, studiassero diligentemente le loro ancestrali arti marziali, per trovare equilibrio e dignità.

Le altre valutazioni

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