ORLANDO **

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Donna, Libertà, Sessualità, Storia
Genere
Allegorico
Regia
Sally Potter
Durata
97'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
ORLANDO
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Sally Potter tratto dal romanzo "Orlando" di Virginia Woolf
Musiche
Bob Last
Montaggio
Hervè Schneid

Sogg.: tratto dal romanzo "Orlando" di Virginia Woolf - Scenegg.: Sally Potter - Fotogr.: (panoramica/a colori) Alexei Rodionov - Mus.: Bob Last - Montagg.: Hervè Schneid - Dur.: 97' - Produz.: Christopher Sheppard

Interpreti e ruoli

Tilda Swinton (Orlando), Billy Zane (Shelmerdine), Lothaire Bluteau (Khan), Charlotte Valandrey (Sasha), Quentin Crisp (Regina Elisabetta), John Wood (Arciduca Harry), Hearthcote Williams (Nick Green), Peter Eyre, Thom Hoffman, Kathryn Hunter, Ned Sherrin, Dudley Sutton, Elaine Banham

Soggetto

in Inghilterra nel 1600, Orlando, un giovane gentiluomo, vive alla corte della regina Elisabetta I, che ha per lui notevoli preferenze, gli dedica sempre più attenzioni e favori, fino al punto di cedergli in dono uno dei più prestigiosi castelli del regno. Dopo la morte della regina, durante il rigido inverno del 1610, nel corso di una danza sui pattini, organizzata per la nobiltà sulle acque ghiacciate del Tamigi, Orlando s'innamora di Sasha, una bella principessa cosacca, che ben presto lo delude. Cerca allora di aprirsi a qualche interesse che dia consistenza alle sue giornate: si dedica senza successo alla poesia; poi si reca ambasciatore a Costantinopoli, e qui si trova coinvolto in un episodio bellico, dove rifiuta di combattere e uccidere, cadendo in un lungo, inesplicabile letargo, dal quale si risveglia donna. A metà secolo, Orlando-donna fa ritorno in Inghilterra e alla Londra salottiera del tempo. Qui prendendo il tè con alcuni gentiluomini, ne avverte l'irriducibile misogenìa. In seguito prende coscienza di aver perduto –perché donna- la proprietà del castello. L'anziano arciduca Harry le offre il matrimonio per "salvarle" la proprietà, ma Orlando rifiuta sdegnosamente. Successivamente incontra Shelmerdine, un giovane perdigiorno che l'affascina ed ha con lui la sua prima esperienza sessuale. Subito abbandonata dall'avventuriero, che non intende impegnarsi, e non ne apprezza il sincero attaccamento e l'umile dedizione, con l'amore, perde definitivamente anche la proprietà del castello. Infine Orlando-donna si ritrova in Inghilterra nel 1992 con una figlioletta. Non è più nulla e non ha più nulla: è una donna comune, senza privilegi né proprietà prestigiose, ma è finalmente libera.

Valutazione Pastorale

intricato e denso di simbolismi il film è una riflessione al femminile – la regista è donna- sulle condizioni dell'esistenza umana – della donna particolarmente, ma anche dell'uomo - nell'arco di quasi quattro secoli, attraverso le esperienze fondamentali della vita: l'amore, la poesia, la politica, il sesso, la nascita, la morte, la libertà. Sally Potter sceglie la discutibile strada dell'ambiguità sessuale per questo suo affresco plurisecolare sull'inquietudine dell'essere umano, sempre alla ricerca di sé, perennemente illuso e perennemente insoddisfatto, uomo o donna che egli sia, e costantemente incompiuto, incessantemente teso a una pienezza che non riesce mai a raggiungere. Ed ecco Tilda Swinton-donna vestire i panni del gentiluomo Orlando-uomo; ecco Quentin Crisp-uomo presentarsi paludato dentro il fastoso e ingombrante costume regale di Elisabetta I-donna; ed Elisabetta-ibrido concedere i propri ambigui favori all'ibrido Orlando, fino al poco convincente finale con Orlando-donna senza blasoni, senza sontuosi paludamenti, senza proprietà sfarzose, intenta a contemplare se stessa nella figlioletta che corre spensierata all'aperto, attraverso un prato senza recinzioni, libera. C'è nel film un'insistita sequenza sul veloce apparire e sparire di Orlando-donna fra le spie-muraglia di un labirintico giardino inglese, che sembra alludere al mistero dell'essere. Ma è sufficiente liberarsi dalle pastoie, e dalle ritualità inceppanti della nobiltà, sdegnare di legarsi strumentalmente a qualcuno che ti salvi gli averi, non ritenere – forse - indispensabile neppure il nucleo familiare per proclamarsi definitivamente liberi? Basta la lieve ironìa con la quale vengono umoristicamente alonati riti, costumanze, fastosità barocche, abbigliamenti iperbolici, consuetudini sociali incredibili di un'epoca ormai remota, per esorcizzare l'ignoto, per sfuggire agli inesorabili "perché" che la vita pone? Il film di Sally Potter, insieme con la pur debordante ricostruzione d'epoca, le scenografie suggestive, la fotografia, la musica e la recitazione – straordinaria quella della Swinton - ha tuttavia il merito di porre dei problemi e di indurre a riflettervi.

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