ORO ROSSO

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Jafar Panahi
Durata
97'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Francia, Iran, Italia
Titolo Originale
Talaye sorgh
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Peyman Yazdanian
Montaggio
Jafar Panahi

Orig.: Iran/Francia/Italia (2003) - Sogg. e scenegg.: Abbas Kiarostami - Fotogr.(Normale/a colori): Hossain Jafarian - Mus.: Peyman Yazdanian - Montagg.: Jafar Panahi - Dur.: 97' - Produz.: Jaffar Panahi Productions (Iran), Lumen Films (Francia), Mikado Film (Italia).

Interpreti e ruoli

Hussain Emadeddin (Hossein), Kamyar Sheissi (Ali), Azita Rayeji (la fidanzata), Shahram Vaziri (il gioielliere), Ehsan Amani (lo sconosciuto al bar), Pourang Nakhayi (l'uomo ricco), Kaveh Najmabadi (il venditore), Saber Safael . (il soldato)

Soggetto

A Teheran un uomo di nome Hossein entra in una gioielleria, minaccia e poi uccide il proprietario colpevole di averlo umiliato. Al momento di puntare l'arma contro se stesso, comincia il flash back sugli avvenimenti che hanno preceduto quel tragico gesto. Qualche giorno prima in un bar Hossein viene raggiunto dall'amico Ali che ha appena trovato una borsa da donna con all'interno la ricevuta per l'acquisto di una collana. Si tratta di una cifra altissima, Hossein ne resta scosso e quasi non si accorge che un tizio li avvicina scambiandoli per due borseggiatori. Dovendo sposare la sorella di Ali, Hossein le vuole fare un regalo importante. Entra allora in una gioielleria, si fa mostrare alcune collane ma poi arriva il proprietario e lo invita ad andare in un locale più modesto. Nel fare il suo lavoro di consegna di pizze a domicilio, Hossein si imbatte poi in situazioni impreviste: una notte la polizia aspetta i partecipanti ad un festa e li arresta a mano a mano che escono. In una notte successiva, trovandosi ancora nei quartieri ricchi della città, Hossein prova il piacere di una momento di vita lussuosa. Il giorno dopo però la rabbia si impadronisce di lui. Allora torna nella gioielleria e stavolta non si fa buttare fuori. Uccide il proprietario e poi si spara.

Valutazione Pastorale

Nel 2000 Jafar Panahi ha vinto il Leone d'oro alla Mostra di Venezia con "Il cerchio", storie di donne nell'Iran di oggi. Qui invece il protagonista è maschile e lo sfondo è la capitale, una Teheran disordinata e incontrollabile come sono quasi sempre le città più importanti. In estrema sintesi Hossein, il personaggio principale, è un 'poveraccio': termine che è opportuno usare proprio per chiarirne la parentela con i 'poveracci' di zavattiniana memoria, ossia quei ritratti secchi, vivi e insieme poetici che hanno attraversato la troppo breve stagione neorealista. Resta impresso il volto scavato e addolorato di Hossein, i suoi silenzi carichi di delusione introiettata, i gesti burberi e gentili (la pizza offerta ai soldati). Mentre taglia in moto l'anonimo traffico cittadino, mentre avvicina per un attimo le classi sociali 'alte' per esserne subito respinto, Hossein diventa il prototipo dell'uomo sincero destinato alla sconfitta e il suo 'suicidio' diventa simbolo di una verità calpestata ma giusta. In primo luogo 'umano', e poi anche 'politico' laddove la politica é destinata ad occuparsi della vita quotidiana degli uomini, il racconto scava con semplicità ed efficacia nella progressiva perdita di sè del protagonista, richiamandoci a stare vicino a lui e a vivere le sue difficoltà. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, senz'altro problematico e adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, e recuperato in occasioni successive come proposta di riflessione su molti temi (l'Iran, povertà e ricchezza, le 'regole' della società...).

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