OSAMA

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Donna, Libertà, Potere, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Siddiq Barman
Durata
82'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Afghanistan, Giappone, Irlanda
Titolo Originale
Osama
Distribuzione
Lucky Red Distribuzione
Musiche
Mohammad Reza Darvishi
Montaggio
Siddiq Barman

Orig.: Afghanistan/Giappone/Irlanda (2003) - Sogg. e scenegg.: Siddiq Barman - Fotogr.(Panoramica/a colori): Ebrahim Ghafori - Mus.: Mohammad Reza Darvishi - Montagg.: Siddiq Barman - Dur.: 82' - Produz.: Siddiq Barman, Julia Fraser, Julie Le Brocquy, Makoto Ueda.

Interpreti e ruoli

Marina Golbahari (Osama), Arif Herati (Espandi), Zubaida Sahar (la madre), Gol Rahman Ghorbandi, Mohamad Haref Harati, Khwaja Nader, Mohamad Nader Khadjeh.

Soggetto

A Kabul, durante la dominazione dei Talebani, una bambina si taglia i capelli e si traveste da maschio con il nome di Osama per poter continuare a lavorare e mantenere se stessa e la madre. All'inizio tutto sembra andare per il meglio ma, dopo l'arresto della madre e il reclutamento di tutti i bambini di sesso maschile obbligati a frequentare la scuola coranica, il travestimento viene scoperto. Condannata a restare appesa ad una corda calata in un pozzo, Osama non può in alcuno modo trattenere il proprio flusso mestruale. Di lì a poco, davanti al giudice chiamato ad applicare la legge coranica, compaiono alcuni accusati: un giornalista americano che aveva filmato alcune scene per strada di una protesta delle donne, dando soldi ad un ragazzino, viene fucilato; una donna colpevole di comportamento immorale viene sepolta e lapidata; quando è la volta di Osama, il giudice decide di salvarle la vita e di darla in moglie ad un anziano Mullah. Costui la porta in una grande dimora dove altre donne costituiscono l'harem del vecchio. Il Mullah fa scegliere a Osama il lucchetto per chiudere la stanza a lei destinata.

Valutazione Pastorale

Nel tentativo di aprire almeno un piccolo squarcio su un mondo chiuso fatto di dolore e di sofferenza, il regista Baran opta per un copione quasi minimalista, ridotto all'essenziale delle cose che preme far sapere. Il regime talebano e quelle atroci discriminazioni nei confronti della donna compiuti perchè resi legittimi dal dettato coranico; un esercizio della giustizia calato dall'alto e improntato alla spietatezza; il fanatismo dell'educazione indotta nelle giovani generazioni. Il buio della barbarie dentro popoli anticamente civili e ora inquadrati in una società tribale senza sbocchi. E' l'Afghanistan di ieri, o è ancora quello di oggi? Quel biglietto da un dollaro che passa dalle mani del giornalista al bambino è il simbolo di una voglia di conquista dall'esterno che continua o della volontà di non far conoscere il vero? Tra passato e presente, molti interrogativi restano. Per cui, fatte salve altre possibili obiezioni, resta il tono più autentico del racconto di Barman: il pianto della piccola Osama di fronte alle violenze degli adulti; l'appello delle donne perseguitate. Un urlo disperato che non lascia insensibili, quei lucchetti a scandire la privazione di libertà. Una denuncia piccola ma diretta, acuta, ineludibile per porre fine a queste situazioni in qualunque parte del mondo accadano. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, certamente problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e recuperato in occasioni mirate come avvio ad una riflessione sui molti argomenti di attualità che propone. Qualche cautela per la presenza di minori in previsione di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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