PICCOLA PATRIA

Valutazione
Complesso, Problematico, dibattiti
Tematica
Droga, Emigrazione, Famiglia, Giovani, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Rapporto tra culture, Sessualità
Genere
Drammatico
Regia
Alessandro Rossetto
Durata
111'
Anno di uscita
2014
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Cinecittà Luce
Musiche
Paolo Segat, Alessandro Cellai, Maria Roveran
Montaggio
Jacopo Quadri

Orig.: Italia (2013) - Sogg. e scenegg.: Caterina Serra, Alessandro Rossetto, Maurizio Braucci - Fotogr.(Panoramica/a colori): Daniel Mazza - Mus.: Paolo Segat, Alessandro Cellai, Maria Roveran - Montagg.: Jacopo Quadri - Dur.: 111' - Produz.: Gianpaolo Smiraglia, Luigi Pepe per Arsenali Medicei e Jump Cut.

Interpreti e ruoli

Maria Roveran (Luisa), Roberta Da Soller (Renata), Vladimir Doda (Bilal), Diego Ribon (Rino Menon), Lucia Mascino (Anna Carnielo), Mirko Artuso (Franco Carnielo), Nicoletta Maragno (Itala Menon), Mateo Cili (Anes), Giulio Brogi (il vecchio), Drival Hajdaraj (cugino di Bilal), Valerio Mazzuccato (i sodali), Stefano Scandaletti

Soggetto

Nel corso di un'estate molto calda, due ragazze avertono forte il desiderio di andare via dal loro picclo paese. Luisa, disinibita e trasgressiva; Renata arrabbiata e introversa: nel ripercorrere la storia di un ricatto, di un amore tradito, di una violenza subita, Luisa usa Bilal, il sui fidanzato albanese, e Renata usa il corpo di Luisa per muovere i fili della vendetta. I loro gesti si muovono tra feste di paese, raduni independentisti, famiglie logorate e nuove generazioni di migranti presi di mira da chi si sente minacciato. Individuare l'azione giusta da compiere è un compito quasi impossibile...

Valutazione Pastorale

Cresciuto tra cinema e antopologia studiate a Bologna e a Parigi, Rossetto dice: "Sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del pianeta, ma ho cercato nel NordEst italiano le storie che compongono il copione (...) Il mio approccio è stato fisico: partendo da una sceneggiatura pronta ad essere distrutta, ho voluto creare un vortice estivo che legasse improvvisazione e osservazione, ricerca e creazione dei personaggi". Padovano di nascita, certo Rossetto conosce da vicino quello che racconta ma non sarebbe esatto dire che ne riceve qualche debito narrativo. Anzi lo sguardo sull' "universo" del Nord Est è asciutto, riarso, prosciugato di qualunque gfacile suggestione. Lo scavo nelle psicologie individuali è secco, quasi impietoso, disegna il quadro di un contesto sociale, culturale, religioso che vorrebbe prendere le distanze dal binomio lavoro/soldi ma non trova poi la forza per sostituirlo con convinzione. E' uno scenario arrabbiato e ribollente, che trasuda odori, rivalità, antagonismi, che avvicina gesti di pietà ma poi se ne ritrae impaurito. Regia scattante, incisiva, capace di lasciare l'impressione di trovarsi lì al momento giusto per 'documentare' fatti e azoni come coazioni a ripetersi all'infinito. Pezzi di realtà colti nel loro divenire, spesso tristi, eppure in competizione con la verità delle cose. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e in successive occasioni come avvio alla riflessione sui molti spunti che il copione offre (lavoro, tessuto sociale, rivendicazioni politiche, rapporto con lo straiero, famiglia, voglia di fuga...). Alcuni momenti molto realistici consigliano attenzione per minori e piccoli in vista di passaggi televisivi edi uso di dvd e di altri supporti tecnici.

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