PRIMA LA MUSICA, POI LE PAROLE

Valutazione
Accettabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Bambini, Famiglia, Handicap
Genere
Thriller psicologico
Regia
Fulvio Wetzl
Durata
100'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Làntia Cinema & Audiovisivi
Musiche
Dario Lucantoni
Montaggio
Antonio Siciliano

Orig.: Italia (1999) - Sogg. e scenegg.: Fulvio Wetzl - Fotogr.(panoramica/a colori): Maurizio Calvesi - Mus.: Dario Lucantoni - Montagg.: Antonio Siciliano - Dur.: 100' - Produz.: Grazia Volpi, Claudio Grassetti e Francesco Torelli.

Interpreti e ruoli

Anna Bonaiuto (Marina), Andrej Chalimon (Giovanni), Barbara Enrichi (Elena), Gigio Alberti (Roberto), Amanda Sandrelli (Clara), Jacques Perrin (Lanfranco), Giacomo Piperno (Minucci), Carlo Monni, Vito, Anita Laurenzi, Silvia Martini.

Soggetto

Il professor Lanfranco vive con la moglie Clara, molto più giovane di lui, in una villa in Toscana. Il rapporto tra i due non è sereno. Passano sette anni ed ecco Lanfranco, sempre dedito agli studi, affiancato ad un bambino, Giovanni, che gioca nel giardino. Giovanni parla uno strano linguaggio, e Lanfranco gli risponde nello stesso misterioso italiano pieno di enigmi. Una sera Lanfranco ha un infarto e muore. Il bambino non sa cosa fare. Per un po' dorme sulle ginocchia del padre defunto, poi sente freddo e di veste. Ad un certo punto esce dalla villa, vaga per la campagna, finchè non viene visto, avvicinato, e portato nell'ospedale del paese. Qui i medici pensano che quel linguaggio incomprensibile sia la conseguenza di un trauma e cercano di forzarne il cambiamento. Al contrario la psicologa Marina e l'infermiera Elena ritengono che si debba indagare il perchè di quelle parole, e anche la loro origine. Non venendo questi sforzi supportati dall'ospedale, le due donne rapiscono il bambino e lo portano a Volterra a casa di Elena. Qui Giovanni ha la possibilità di esplicarsi con i colori, la gestualità, la musica. Insomma comincia a comunicare, e così Marina riesce piano piano a decifrare il suo linguaggio e a risolvere l'enigma di quelle frasi, legato proprio agli accordi musicali. Marina ricostruisce gli antefatti della vita di Giovanni, incontra la madre Clara, e insieme tornano nella villa da dove Giovanni è partito. Dieci anni dopo, Giovanni, ormai adulto, si è trasferito in Francia ma non ha dimenticato quel lontano idioma che ha caratterizzato la sua adolescenza.

Valutazione Pastorale

Si tratta di una film sicuramente originale nella struttura e nella composizione. Il copione é organizzato infatti come un thriller: c'é da scoprire il mistero di quelle parole e di quelle frasi pronunciate da Giovanni e all'apparenza prive di senso. Ma quella del "thriller" é per così dire la veste esterna, all'interno della quale si muove ed emerge un ventaglio di tematiche di indubbio interesse. Al centro un bambino in cerca di identità: intorno, tutto quello che può dipanarsi da questa situazione iniziale. Il ruolo della famiglia, della madre e del padre singolarmente, la capacità di interpretare i bisogni dell'età evolutiva, la parola come momento di crescità del pensiero, della riflessione, della conoscenza di se stessi: insomma tutto l'ampio capitolo riguardante la comunicazione, con accenni non secondari al ruolo delle strutture sanitarie, alla inziativa personale, all'importanza di doti quali la pazienza, la comprensione, l'ascolto. Forse, affrontando i temi dell'infanzia (e, di riflesso, quelli del rapporto bambini/adulti), il regista non ha grande forza di incisività e qua e là risulta un po' disacalico e poco graffiante. Resta però l'indubbia sincerità nell'affrontare temi urgenti e attuali. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, problematico e da riservare per dibattiti.

Utilizzazione

più che in programmazione ordinaria, il film si indirizza per proiezioni mirate, come avvio ad una riflessione, anche in ambito didattico e scolastico, sugli argomenti dell'infanzia e della comunicazione.

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