RADIOFRECCIA

Valutazione
crudo, Discutibile, dibattiti**
Tematica
Droga, Giovani
Genere
Drammatico
Regia
Luciano Ligabue
Durata
116'
Anno di uscita
1998
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Luciano Ligabue, Antonio Leotti dal racconto "Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue
Musiche
Luciano Ligabue
Montaggio
Angelo Nicolini

Sogg.: dal racconto "Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue - Scenegg.: Luciano Ligabue, Antonio Leotti - Fotogr. (Panoramica/a colori): Arnaldo Catinari - Mus.: Luciano Ligabue - Montagg.: Angelo Nicolini - Dur.: 116' - Produz.: Fandango.

Interpreti e ruoli

Stefano Accorsi (Freccia), Luciano Federico (Bruno), Enrico Salimbeni (Tito), Roberto Zibetti (Boris), Alessio Modica (Iena), Francesco Guccini (Adolfo), Patrizia Piccinini (Marzia)

Soggetto

Davanti al microfono, Bruno informa gli ascoltatori che quello è l'ultimo giorno delle trasmissioni di RadioFreccia. Siamo nel 1993, la radio chiude dopo diciotto anni di attività, e Bruno vuole spiegare perché ha preso quel nome. Torna allora indietro con la memoria al 1975, quando nella piccola provincia, in quella zona incerta tra città e campagna, bastava un trasmettitore da 5 watt per aprire una radio 'libera'. Così il giovane Bruno, nella soffitta di casa, apre Radio Raptus, cioè un microfono, i dischi e la sua voce dentro. Bruno si porta dietro gli amici Tito, Iena, Boris e la radio diventa la loro seconda casa (la prima è il bar del paese). Al punto che quando un altro amico, Freccia, litiga con l'amante della madre e lascia il proprio appartamento, finisce con trasferirsi proprio nella soffitta di Bruno. Così la vita scorre, con i ragazzi che fanno gli operai (solo Bruno studia), vanno in discoteca, partecipano da lontano ai forti mutamenti sociali in corso in Italia. Freccia conosce una ragazza di città, tossicodipendente, e la segue sulla strada della droga, l'affetto degli amici non basta, Freccia si isola, poi torna, sembra voler ricominciare, s'innamora di nuovo, non viene corrisposto, si abbandona ancora alla droga, viene trovato morto in un fosso. E gli amici decidono di ricordarlo, intitolando a lui la radio. Ed ecco ancora Bruno, nel 1993: riferisce su quello che fanno oggi i ragazzi di un tempo, e poi da il via ad un vecchio intervento di Freccia che diceva quello in cui credeva. Cosi chiude la radio.

Valutazione Pastorale

Il cinema italiano comincia a prendere in esame gli anni Settanta, anni cruciali in cui arrivano anche in provincia gli effetti della 'rivoluzione sessuale', anni dell'emergere del fenomeno 'droga', anni del terrorismo, anni di piombo. Grande confusione e grande incertezza nei giovani: un clima che il film descrive con sincerità e partecipazione, vedendo l'azione in forma di flash-back e quindi avendo l'opportunità di far andare di pari passo le asperità e le secchezze di un'ambientazione tutta realistica (i luoghi, i dialoghi, le atmosfere) con il tono della memoria, della riflessione un po' nostalgica sul passato. Azzeccata è soprattutto la rappresentazione di una provincia 'profonda' colta nel momento critico della crisi dei valori tradizionali, della famiglia, del passaggio generazionale: una crisi che è quella della filosofia del vivere emiliano, che il dilagante materialismo non riesce del tutto a coprire. Un po' ripetitivo e sbrigativo in qualche passaggio e nel seguire il ritratto psicologico di alcuni protagonisti, il film trova tuttavia spessore nel delineare il dolore della incomunicabilità genitori-figli e nel presentare il ricorso alla droga come sconfitta personale. Molta materia interessante, dunque, anche dal punto di vista pastorale, per un film senz'altro crudo, da valutare come discutibile e da suggerire per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare con qualche cautela in programmazione ordinaria e da recuperare in occasioni mirate per riflettere su temi quali: gli anni '70 in Italia, giovani e droga, rapporto genitori-figli, cinema e radio.

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