REQUIEM

Valutazione
Inaccettabile, blasfemo
Tematica
Tematiche religiose, Violenza
Genere
Noir
Regia
Herve Renoh
Durata
100'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Requiem
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Marithe Llopis Herve Renoh
Musiche
Jerome Coullet
Montaggio
Jean De Garrigues

Orig.: Francia (2001) - Sogg.: Herve Renoh - Scenegg.: Marithe Llopis-Bachelier - Fotogr.(Panoramico/a colori): Gilles Arnaud - Mus.: Jerome Coullet - Montagg.: Jean De Garrigues - Dur.: 100' - Produz.: Olivier Del Bosc, Marc Missonier.

Soggetto

All'inizio una rapina in un appartamento finisce in un bagno di sangue, nel quale resta coinvolta anche una bambina che terrorizzata ha assistito alla scena. Anni dopo, tra i frati di un monastero c'è Christian, che aveva partecipato a quella rapina. Un sera alla porta del monastero si presenta una ragazza, che chiede aiuto e opsitalità. Viene fatta entrare e si ferma per la notte. Negli stessi momenti quattro ergastolani, evasi dal carcere, arrivano a loro volta al monastero, decisi a regolare i conti su un episodio accaduto molto tempo prima. Presi in ostaggio i monaci, i banditi vogliono sapere chi è stato a tradirli e a chiamare la polizia al termine di quella rapina finita male. Ma più passa il tempo più cresce il nervosismo. I quattro finiscono per mettersi l'uno contro l'altro. Uno vuole violentare la ragazza, che comincia ad apparire sempre meno estranea a quello che succede. Il primo dei quattro cade ucciso, con una coltellata muore anche il secondo, e quindi viene eliminato il terzo degli evasi. Resta il capo, Marcus, che Christian dopo una lotta cruenta riesce a chiudere nel frigorifero. Il colpevole di tutto però non è lui, ma la ragazza, ossia la bambina di allora che era scampata alla rapina. Cresciuta, per vendicarsi aveva architettato quel piano nell'intento di veder morire in modo violento tutti i presenti a quel tragico episodio della sua infanzia.

Valutazione Pastorale

Si tratta di un 'noir' infarcito di violenza gratuita e inutile. Il piano di vendetta, che si svela solo nel finale, contribuisce a rendere il racconto ancora più indisponente. Tutto infatti è ambientato in un monastero al solo scopo di costruire un artificioso confronto tra bene e male, tra sacro e profano. L'operazione si incammina sulla peggiore strada possibile. Si dà spazio ad azioni e atteggiamenti che irridono e dissacrano il crocefisso, le immagini sacre, il luogo stesso. Si costruisce un clima dove domina un ipotetico dio della vendetta che emana sentenze di asssoluta crudeltà. Eccessiva in tutto, attraversata da una totale mancanza di rispetto e dal gusto di creare schock con sangue e omicidi, la storia affonda senza nemmeno un momento di variazioni o di alternativa. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come inaccettabile, e decisamente blasfemo. UTILIZZAZIONE: non si vedono possibili forme di utilizzazione nè in programmazione ordinaria né in altre circostanze.

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