SARAHSARÀ

Valutazione
Accettabile, Semplice, Famiglie
Tematica
Handicap
Genere
Sportivo
Regia
Renzo Martinelli
Durata
90'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
SARAHSARÀ
Distribuzione
Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico
Soggetto e Sceneggiatura
Renzo Martinelli, Maurizio D'Adda, Giulio Paradisi, Nadine Gordimer Liberamente ispirato alla storia vera di Sarah Gadalla Gubara
Musiche
Mauro Pagani
Montaggio
Osvaldo Bargero

Sogg.: Liberamente ispirato alla storia vera di Sarah Gadalla Gubara - Scenegg.: Renzo Martinelli, Maurizio D'Adda, Giulio Paradisi, Nadine Gordimer - Fotogr.: (panoramica/a colori) Fabio Cianchetti, Giuliano Giustini - Mus.: Mauro Pagani - Montagg.: Osvaldo Bargero - Dur.: 90' - Produz.: Martinelli Film Company International

Interpreti e ruoli

Kim Engelbrecht (Sarah Gadalla Gubara), Giulio Brogi (Gershe), Ciro Esposito (Ciro), Lucio Allocca (Enzo), Denise Newman (Karima), Ricky Rudolph (Vernon), Ray Ntlokwana (Lucky), Gershon Palmer (Abdul)

Soggetto

a Namibia, appiedato per una rottura del motore, Gershe, un giornalista di origine nord-europea, viene quasi travolto da un'ambulanza: inseguendo il conducente al pronto soccorso, assiste al dramma di due immigrati indiani, Vernon e Karima Gadalla Gubara la cui figlia di 3 anni, Sarah, resterà zoppa per un'iniezione fattale da una praticona. Nove anni più tardi Sarah è divenuta una bravissima nuotatrice. Dopo il secondo posto vinto dalla figlia nelle selezioni scolastiche, Karima decide di trovarle un allenatore. Vernon ritrova Gershe, che è stato un ottimo allenatore di nuoto, e tenta invano, con l'appoggio della moglie, di convincerlo ad allenare la piccola. Quest'ultima conosce Ciro, orfano di un caro amico di Capri di Gershe, che si occupa, così piccolo, sia del giornalista sbandato sia dell'autofficina ereditata dal padre. Offesa per le continue beffe dei compagni di scuola, Sarah scompare, ed è Gershe a ritrovarla. Ciro, che la segue negli allenamenti, le parla della prestigiosa gara di nuoto Capri-Napoli. Il padre, preoccupato dell'ostilità della Federazione e dell'ambiente scolastico verso la figlia vorrebbe toglierla dalle gare, e rimane a casa, quando la piccola partecipa a quella di fine anno, vincendola, ma purtroppo dei rapinatori lo assassinano. La Federazione vieta a Sarah di iscriversi alla gara di nuoto Capri-Napoli, ma Gershe, che Karima ha tirato fuori di galera dove era finito per una rissa, accetta di allenare la ragazza, che a sue spese raggiunge Capri: per seguirla Ciro vende l'officina. Gli organizzatori vietano a Sarah di scendere in acqua, ma lei partecipa lo stesso, ed il suo comportamento impietosisce i giudici che la lasciano terminare: e così giunge seconda tra le ovazioni della folla e l'entusiasmo della stampa.

Valutazione Pastorale

il film è basato sulla vicenda reale di Sarah, una sudanese handicappata, che ha partecipato negli anni 60 (prima concorrente femminile), alla Capri-Napoli. La nota scrittrice Nadine Gordimer ha collaborato alla sceneggiatura del film che Renzo Martinelli ha diretto con l'obiettivo di coniugare all'eccezionalità dell'impresa sportiva i valori umani e sociali espressi dalla condizione di Sarah, doppiamente penalizzata sia dall'infortunio che le causa una menomazione permanente, sia dall'ostilità dell'ambiente scolastico e sociale che non solo respinge istintivamente la sua diversità di pelle, ma, e qui il discorso si fa più profondo ed allarmante, è come offeso dal fatto che una ragazza di pelle scura, ma soprattutto zoppa, possa mettere in riga coetanee bianche e fisicamente perfette. Se l'abitudine al documentario sportivo ed allo spot pubblicitario dà al regista disinvoltura, ma anche troppa insistenza, nelle riprese in acqua, la dinamica della storia e soprattutto i suoi risvolti psicologici sembrano travalicare, almeno in questo primo tentativo, le sue capacità. I personaggi, a cominciare da uno spaesato Brogi, sembrano recitare un saggio da centro sperimentale, con inquadrature e dialoghi assai scolastici e scontati. La tensione dell'ambiente non emerge molto dalle immagini, ed anche i momenti drammatici, (citiamo ad esempio l'assassinio di Vernon o lo sbeffeggiamento impietoso di Sarah da parte dei compagni), non generano emozioni. Si constata ancora una volta come sia difficile lanciare messaggi edificanti attraverso lo schermo, anche se va apprezzata la buona volontà e la retta intenzione.

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