SENZA DESTINO

Valutazione
Problematico, Raccomandabile, dibattiti***
Tematica
Adolescenza, Famiglia, Male, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Lajos Koltai
Durata
140'
Anno di uscita
2006
Nazionalità
Germania, Gran Bretagna, Ungheria
Titolo Originale
Fateless - Sorstalansag
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Hajnal Sello

Orig.: Germania/Gran Bretagna/Ungheria (2005) - Sogg. e scenegg.: Imre Kertesz dal proprio romanzo autobiografico "Essere senza destino" (1975) - Fotogr.(Scope/a colori): Gyula Pados - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Hajnal Sello - Dur.: 140' - Produz.: Andras Hamori Production.

Interpreti e ruoli

Marcell Nagy (Gyuri Koves), Aron Dimeny (Bandi Citrom), Andras M. Kecskes (Finn), Dani Szabo (Moskovich), Tibor Mertz (Fodor), Zsolt Der (Rozi), Peter Vida (Lenart), Zoltan Bukovszki (Zoli), Sara Herrer (Anna Maria), Daniel Craig (sergente americano)

Soggetto

Nella Budapest degli anni di guerra, Gyuri, giovane ebreo, assiste, senza capire troppo, al momento in cui il padre parte per quelli che sono definiti campi di lavoro. Poco tempo dopo però la stessa sorte tocca anche a lui. Internato dapprima ad Auschwitz, viene spostato a Buchenwald, dove, preso di mira da un kapò ungherese, comincia a sopportare dolore, fatica, degrado. A poco a poco dimagrisce, contrae la scabbia, fa i conti con una cancrena al ginocchio, dorme vicino ai moribondi e, quando qualcuno muore, non lo dice per poter mangiare anche il cibo della persona defunta. Tuttavia riesce a resistere fino all'arrivo degli alleati e alla liberazione. Preso in simpatia da un sergente americano, riceve da lui l'offerta di andare in America per studiare e lavorare. Gyuri rifiuta, desideroso di tornare a casa e rivedere la famiglia. Quando arriva a Budapest tuttavia, trova ambienti e situazioni quasi indifferenti a tutto quello che é successo. Il padre é morto, e qualcuno già mette in dubbio la verità sulle terribili testimonianze arrivate dai campi di sterminio. Gyuli ora cammina per le strade della capitale e riflette: "E' della felicità dei campi che dovrei parlare se me lo chiederanno...".

Valutazione Pastorale

L'ultima frase sopra riportata dà il senso della novità rappresentata dal film all'interno di un elenco di titoli sullo stesso tema ormai ricco e corposo. Il luogo di partenza é Budapest, il protagonista é un adolescente, il contesto lievita fin quasi ad uscire dalla cornice degli anni Quaranta per collocarsi in uno sfondo atemporale, un terribile, disumano palcoscenico dagli scenari tragicamente più ampi. Il punto di partenza, come si sa, é il romanzo autobiografico dell'ungherese Imre Kertész, premio Nobel per la letteratura nel 2002. La trasposizione cinematografica é stata affidata a Lajos Koltai, finora notevole direttore della fotografia, e qui esordiente alla regia, ben deciso comunque a rendere il colore una sorta di co-protagonista. L'aspetto cromatico, gialloscuro tendente all'ocra, rende l'idea della plumbea atmosfera incombente sui campi di sterminio. All'interno il giovane Gyuri si muove stordito e inebetito, ma capace, grazie alla giovane età, di costruirsi il diario allucinato di una sorta di 'quotidianità' del terrore. Il Male affrontato è tale che, alla fine, l'ostilità recepita da parte di chi vive 'fuori' appare veramente meschina e suscita in lui odio profondo. Il passato per Gyuri non passa, la memoria non guarisce e il futuro per l'adolescente Gyuri si muove nella prospettiva di una inutilità del male che crea spazi per quella perversa 'felicità' dei campi. L'approccio è dunque molto stratificato, lo svolgimento commuove e convince. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre in molte occasioni, anche didattiche, come avvio alla riflessione sul tema centrale in una prospettiva nuova e stimolante.

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