SICILIA!

Valutazione
Inconsistente, velleitario
Tematica
Emigrazione, Letteratura, Politica-Società, Rapporto tra culture
Genere
Drammatico
Regia
Daniele Huillet, Jean-Marie Straub
Durata
66'
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Francia, Italia
Distribuzione
Istituto Luce
Soggetto e Sceneggiatura
Daniele Huillet, Jean tratto dal romanzo "Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini
Montaggio
Huillet

Orig.: Italia/Francia (1998) - Sogg.: tratto dal romanzo "Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini - Scenegg.: Daniele Huillet, Jean-Marie Straub - Fotogr.(Normale/b&n): William Lubtchansky - Mus: suoni d'ambiente - Montagg.: Huillet-Straub - Dur.: 66' - Produz.: Huillet-Straub.

Interpreti e ruoli

Gianni Buscarino (Silvestro), Vittorio Vigneri (l'arrotino), Angela Nugara (la madre), Carmelo Maddio, Angela Durantini, Simone Nucatola, Ignazio Trombello.

Soggetto

Silvestro, giovane siciliano, decide di tornare nella propria terra natale dopo aver passato quindici anni nell'Italia del nord. In treno parla con alcuni viaggiatori, fin quando si vede scorrere dal finestrino il paesaggio siciliano. Giunto a destinazione, Silvestro va a casa. Qui ritrova la mamma e con lei comincia un fitto colloquio sul cibo, poi sul nonno, gran cavaliere e socialista, quindi sui comportamenti tenuti dalla donna dal momento in cui il marito se ne era andato con un'altra. Infine il giovane esce di casa, arriva nella piazza del paese, incontra un arrotino e si ferma a parlare con lui. L'arrotino si lamenta perchè non ha niente da arrotare.

Valutazione Pastorale

Alla base c'é il romanzo dello scrittore Elio Vittorini "Conversazione in Sicilia", pubblicato in quattro puntate sulla rivista 'Letteratura' tra l'aprile 1938 e l'aprile 1939. Della sostanza e dei significati letterari-politici di quelle pagine resta ben poco in questa stanca e inconcludente trasposizione. Anche in questa occasione infatti i due registi Straub e Huillet ripropongono i loro moduli narrativi del tutto al di fuori degli schemi tradizionali: un cinema in bianco e nero affidato a lunghe immagini fisse, senza racconto, senza azione, con attori dilettanti che 'leggono' la loro parte guardando fuori campo. Un cinema snervante e deludente, in cui la forma rigida e limitata diventa talmente totalizzante da impedire l'accesso a qualunque altra sensazione. Il film quindi tradisce Vittorini, non dice alcunché di nuovo sulla Sicilia, non é documentario antropologico, non é fiction, non coinvolge, non emoziona. Dal punto di vista pastorale, non emergendo elementi di qualche peso né sul versante positivo né su quello negativo, é da valutare come inconsistente, e da definire meglio come velleitario. UTILIZZAZIONE: di difficile utilizzazione in programmazione ordinaria, il film si indirizza solo per proiezioni ristrette e per qualche riflessioni su altre forme di linguaggio cinematografico.

Le altre valutazioni

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