THE DOORS

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Genere
Biografico
Regia
Oliver Stone
Durata
136'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE DOORS
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
J. Randal Johnson, Oliver Stone
Musiche
The Doors
Montaggio
David Brenner

Sogg. e Scenegg.: J. Randal Johnson, Oliver Stone - Fotogr.: (scope/a colori) Robert Richardson - Mus.: The Doors - Montagg.: David Brenner - Dur.: 136' - Produz.: Bill Graham, Sasha Harari

Interpreti e ruoli

Val Kilmer (Jim Morrison), Meg Ryan, Kyle Mac Lachlan, Frank Whaley, Kevin Dillon, Michael Wincort, Josh Evans, Michael Madsen, Costas Mandylor, Dennis Burckley, John Capodice, Marck Moses, Will Jordan

Soggetto

sconvolto per aver assistito da bambino casualmente alla morte di un vecchio pellerossa, a causa di un incidente stradale, Jim Morrison ne rimane segnato per tutta la vita, al punto di convincersi di essere la reincarnazione di uno sciamano. Studente di cinematografia in California, si cimenta in composizioni poetiche scapigliate, e legge con molta passione Kerouac, Nietzsche, in particolare Blake, che lo suggestiona con l'immagine delle "Porte", delle barriere, cioè, della percezione, che sfida a superare per raggiungere l'infinito. Con questo intento, il giovane Morrison fonda nel 1965 "The Doors" (Le Porte), un gruppo musicale di cinque amici, con il quale consegue ben presto i primi successi, davanti a platee in prevalenza giovanili, travolte dalle sue musiche scatenate e dal suo esibizionismo trasgressivo e sfrenato fino all'osceno. Allucinato dall'LSD, scambia le proprie suggestioni deliranti per visioni mistiche, in cui riappare con insistenza uno sciamano. È quasi sempre ubriaco e in preda ad ogni dissolutezza, confondendo pri-vato e pubblico al punto da trasformare il palcoscenico in baccanale e gli spettatori in folle deliranti. in una sorta di follìa collettiva. Nel 1971, ad appena 27 anni, Jim muore per collasso a Parigi.

Valutazione Pastorale

film magniloquente, a tratti debordante, dove l'immagine ed il dialogo si fanno provocazione costante, sostenuti da una musica che ha fatto da sfondo ad un'epoca vissuta visceralmente da larga parte della gioventù. Stone traccia un ritratto preciso di Morrison, con le sue idee controcorrente, le sue fantasie poetiche ed i suoi deliri, le sue rabbie, le sue ire disperate contro l'ipocrisia di una società paranoica, ma nel disegnare la caduta "ad inferos" dell'artista crea il sospetto di una compiaciuta celebrazione del mito. Troppo insistito è infatti nel dettagliare gli eccessi di ogni tipo cui si abbandona il protagonista interpretato in modo convincente da Val Kilmer. La smania catartica che sembra possedere certi registi statunitensi, sembra trasformarsi in Stone in una sorta di frenesia forense, come se egli arringasse addormentati borghesi costringendoli a destarsi ed a riflettere sulla loro desolante banalità di schiavi ben pasciuti. Un lavoro con indubbi pregi formali, ma con contenuti e mezzi espressivi pastoralmente da respingere, non solo per la scabrosità e la negatività delle situazioni presentate, ma per l'innegabile compiacimento, cui si è debitamente accennato, con cui il regista avvolge l'intera vicenda.

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