The Mauritanian

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amicizia, Carcere, Cronaca, Dialogo, Dialogo interreligioso, Dolore, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Giustizia, Libertà, Male, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Solidarietà, Storia, Terrorismo, Violenza
Genere
Biografico - Drammatico, Dramma storico
Regia
Kevin MacDonald
Durata
130'
Anno di uscita
2021
Nazionalità
Regno Unito, Stati Uniti
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Prime Video
Soggetto e Sceneggiatura
Rory Haines, Sohrab Noshirvani, M. B. Traven
Fotografia
Alwin H. Küchler
Musiche
Tom Hodge
Montaggio
Larry Siems
Produzione
Adam Ackland, Michael Bronner, Leah Clarke, Benedict Cumberbatch, Christine Holder, Mark Holder, Beatriz Levin, Lloyd Levin, Branwen Prestwood Smith. Casa di produzione: Wonder Street, 30WEST, BBC Films, Convergent Media, Shadowplay Features, SunnyMarch, Topic Studios

Il film è disponibile sulla piattaforma Prime Video

Interpreti e ruoli

Jodie Foster (Nancy Hollander), Tahar Rahim (Mohamedou Ould Slahi), Benedict Cumberbatch (Stu Couch), Shailene Woodley (Teri Duncan), Zachary Levi (Neil Buckland), Langley Kirkwood (Sergente Sands), Corey Johnson (Bill Seidel), Matthew Marsh (Generale Miller), Denis Ménochet (Emmanuel)

Soggetto

La storia vera di Mohamedou Ould Slahi, raccontata nel diario "Guantanamo Diary" (2015), l'esperienza della sua detenzione nella prigione di Guantánamo a Cuba dal 2002 al 2016, con l'accusa di collaborazione agli attentati negli Stati Uniti dell'11 settembre 2001...

Valutazione Pastorale

Dal mese di giugno 2021 è possibile vedere su Prime Video “The Mauritanian” del regista Kevin Macdonald (“L’ultimo re di Scozia”, 2006; “State of Play”, 2009), uno dei titoli protagonisti della stagione cinema 2020-21, in corsa tra Golden Globe e Bafta. L’opera racconta, oscillando tra film denuncia e serrato legal thriller, la vera storia di Mohamedou Ould Slahi, detenuto dal 2002 al 2016 nella prigione speciale di Guantánamo a Cuba sotto l’egida degli Stati Uniti, in forza dell’accusa di presunta collaborazione agli attentati dell’11 settembre. Il film si gioca quasi tutto sul racconto processuale in cui il protagonista (Tahar Rahim) viene difeso dall’avvocatessa Nancy Hollander (Jodie Foster), in prima linea per i diritti umani, insieme alla giovane collega Teri Duncan (Shailene Woodley). Avvocato accusatore è l’inappuntabile militare americano Stu Couch (Benedict Cumberbatch). “The Mauritanian” si muove sullo stesso tracciato del recente “The Report” (2019) di Scott Z. Burns con Adam Driver, mettendo a tema il dramma vissuto dagli Stati Uniti con l’11 settembre e nel contempo le derive dello stesso Paese in termini di violenze deflagrate nei fronti di prigionia come Guantánamo. Tali opere sono il segno che l’America, o meglio Hollywood, sta cercando di elaborare il proprio recente passato, assorbendo sì le sue fratture, ma nel contempo non distogliendo lo sguardo dalle proprie colpe, dalla violazione dei diritti umani commesse per sete di verità e giustizia. La forza narrativa di “The Mauritanian” si deve principalmente al caso raccontato, che prende le mosse dagli sconvolgenti diari di Mohamedou Ould Slahi, ma soprattutto per le interpretazioni vigorose e dense di sfumature in primis di Tahar Rahim e Jodie Foster: entrambi rendono compatto il film anche laddove la sceneggiatura o la regia non assicurano solidità. L’opera possiede una ragguardevole tensione narrativa, ma sembra scappare un po’ di mano al regista lungo il binario, perdendo di intensità in chiusura. Dal punto di vista pastorale “The Mauritanian” è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito per rileggere pagine recenti della Storia, la tensione internazionale a seguito degli attentati terroristici del 2001. Il racconto mette a tema la giustizia, il rispetto dei diritti umani e il dialogo interculturale.

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