THE TERMINAL

Valutazione
Accettabile, poetico*
Tematica
Libertà, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Rapporto tra culture
Genere
Metafora
Regia
Steven Spielberg
Durata
131'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
The terminal
Distribuzione
United International Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Sacha Gervasi Andrew Niccol, Sacha Gervasi
Musiche
John Williams
Montaggio
Michael Kahn

Orig.: Stati Uniti (2004) - Sogg.: Andrew Niccol, Sacha Gervasi - Scenegg.: Sacha Gervasi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Janusz Kaminski - Mus.: John Williams - Montagg.: Michael Kahn - Dur.: 131' - Produz.: Walter F.Parkes, Laurie MacDonald, Steven Spielberg.

Interpreti e ruoli

Tom Hanks (Viktor Navorski), Catherine Zeta-Jones (Amelia Warren), Stanley Tucci (Frank Dixon), Chi McBride (Joe Mulroy), Diego Luna . (Enrique Cruz), Barry Shabaka Henley (Ray Thurman), Kumar Pallama (Gupta), Zoe Saldana (Dolores Torres)

Soggetto

Quando Viktor Navorski sbarca all'aeroporto JFK di New York e mostra il proprio passaporto, viene subito accompagnato nell'ufficio di Frank Dixon, responsabile della sicurezza. Questi lo informa che, mentre era in volo, nel suo Paese d'origine, la Krakozhia, è scoppiata una guerra civile: il governo in carica é stato destituito e il futuro é molto incerto. Perciò, in attesa di sapere se gli Stati Uniti riconosceranno i nuovi responsabili politici, il passaporto gli viene ritirato. Così Navorski non può uscire dall'aeroporto e non può nemmeno fare ritorno in patria: é bloccato in quel luogo ad aspettare gli sviluppi della situazione. L'uomo parla male l'inglese e si muove disorientato negli immensi spazi del JFK. A poco a poco però, cominciando a distinguere i veri terminal, le sale, i luoghi opportuni, Navorski si ambienta, fa conoscenze, si dedica a qualche lavoro, insomma si arrangia. La burocrazia non sa come liberarsene e per Dixon il problema si fa serio. Navorski entra anche in contatto con Amelia, un'assistente di volo in crisi sentimentale. Quando ormai è diventato una presenza importante per tanti immigrati che vi lavorano e per tutti quelli che l'hanno conosciuto, Navorski viene finalmente invitato a lasciare l'aeroporto. Allora si reca in un locale di musica jazz per raccogliere la firma di un famoso musicista: quella mancante e promessa al padre, grande appassionato di jazz. Quando esce dal locale, Navorski sale su un taxi e dice al tassista: "Voglio tornare a casa".

Valutazione Pastorale

Dice Steven Spielberg: " Ho provato subito una sensazione di grande affinità con il protagonista della vicenda. Penso che a molti di noi sia accaduto prima o poi di avvertire la stessa sensazione di spaesamento, di sentirsi degli sradicati in cerca di una identità precisa...-e aggiunge- ...il film si riallaccia alle tante storie di mmigrati che hanno reso grande e forte il Paese, persone che provengono da ogni parte del mondo convinte di trovare qui la terra promessa...". Da queste frasi si comprende che con "The terminal" Spielberg torna in pieno a quel cinema ad ampio respiro che si apre al senso della collettività e della fratellanza ma non rinuncia ad esaltare le qualità dell'individuo. Nel microcosmo dell'aeroporto c'é tutta l'America di oggi, stretta tra un melting pot non più cancellabile e le rigide esigenze di sicurezza difronte al terrorismo; c'è l'America che accoglie e quella che sospetta; c'é l'America razionale e quella che non rinuncia ai sentimenti. Così, in una cornice ambientale fortemente realistica, Spielberg disegna le cadenze della favola, della fantasia, metafora del vero e del verosimile. Uno Spielberg di nuovo grande narratore, che ricorda quello di "Always". Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile e certamente poetico. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre come ritratto, tra realtà e fiaba, dell'America all'inizio del terzo millennio.

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