THE TRACKER

Valutazione
Accettabile, problematico
Tematica
Conflitti etnici, Giustizia, Libertà
Genere
Drammatico
Regia
Rolf De Heer
Durata
98'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Australia
Titolo Originale
The tracker
Distribuzione
Fandango
Musiche
Graham Tardif
Montaggio
Tania Nehme

Orig.: Australia (2002) - Sogg. e scenegg.: Rolf de Heer - Fotogr.(Scope/a colori): Ian Jones - Mus.: Graham Tardif - Montagg.: Tania Nehme - Dur.: 98' - Produz.: Rolf de Heer, Julie Ryan.

Interpreti e ruoli

David Gulpilil (la guida), Gary Sweet (il fanatico), Damon Gameau (il segugio), Grant Page (il veterano), Noel Wilton . (il fuggitivo)

Soggetto

Deserto australiano del sud, 1922. Tre poliziotti bianchi a cavallo sono lanciati all'inseguimento di un fuggitivo aborigeno accusato di omicidio. Il capo è uno detto il Fanatico, dai modi duri e spietati; ci sono poi il Segugio, un giovane ancora inesperto, e il Veterano, vecchio soldato ormai stanco. A guidare i tre c'é la Guida, un altro aborigeno, uno che deve aiutare i tre a non smarrirsi in quegli sterminati territori. Il caldo incombe e la tensione é molto forte. C'è la sensazione che dietro ogni albero si nasconda un locale ostile. Sorpreso un gruppetto di persone di colore, il Fanatico fa qualche domanda ma l'interrogatorio si trasforma in un massacro. Da quel momento le difficoltà aumentano. Il cavallo che porta le provviste viene trafitto da una lancia. Le discussioni sono forti e i sospetti cadono sulla Guida che viene messo in catena e costretto a camminare in quella posizione. Più avanti viene ferito il Veterano. Le sue difficoltà rallentano il cammino, fin quando, durante la notte, il Fanatico, pensando di non essere visto, lo elimina. Il Segugio ha visto tutto, e decide di ribellarsi. Preso il posto del Fanatico, il Segugio riesce ad arrivare alla tribù, dove si trova l'aborigeno accusato. La Guida fa da intermediario tra i due.

Valutazione Pastorale

Rolf De Heer, regista australiano, aveva pronta questo copione da circa dieci anni, da quando aveva letto delle storie sui primi rapporti tra gli aborigeni e i colonizzatori bianchi e si era reso conto che c'era una parte della storia australiana che non era mai stata portata sullo schermo. Ottenute le giuste condizioni produttive, De Heer ha effettuato le riprese ad Arkaroola Sanctuary, riserva privata in un territorio selvaggio e semi-deserto nell'Australia del Sud. Rimasto identico al passato, il paesaggio diventa una sorta di quinto protagonista accanto ai tre poliziotti e alla guida. Se l'assunto del racconto è abbastanza chiaro (la colonizzazione inglese ha usato il pugno di ferro per avere ragione degli aborigeni e disperderli il più possibile), e quindi l'obiettivo della denuncia appare da subito come il principale, é merito di De Heer riuscire ad imprimere alla vicenda i toni avvincenti ed incalzanti di una ballata popolare, una sorta di 'road movie', lungo il quale carnefice e vittima trovano ruoli non stereotipati ma sfaccettati e credibili. Una canzone tra western e folk parte all'inizio e poi interviene in vari momenti dell'azione: a dare maggiore respiro e universalità a quello scontro tra prepotenza e voglia di libertà. Film sincero, partecipato, convincente che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come accettabile, e senz'altro problematico. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare sui temi del rapporto tra cultura, sulla società multietnica. Da segnalare che, nell'ambito della Mostra di Venezia 2002, al film é stata assegnata una menzione dalla giuria del SIGNIS (World Catholic Association for Comunication).

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