Un altro giro

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Alcolismo, Amicizia, Cronaca, Educazione, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Morte, Politica-Società, Scuola, Solidarietà
Genere
Drammatico
Regia
Thomas Vinterberg
Durata
117'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Danimarca, Paesi Bassi, Svezia
Titolo Originale
Druk
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Thomas Vinterberg, Tobias Lindholm
Fotografia
Sturla Brandth Grøvlen
Montaggio
Janus Billeskov Jansen, Anne Østerud
Produzione
Kasper Dissing, Sisse Graum Jørgensen. Casa di produzione: Zentropa Entertainments, Film i Väst, Zentropa Sweden, Topkapi Films, Zentropa Netherlands

Vincitore del premio Oscar come miglior film internazionale nel 2021, "Un altro giro" ha ottenuto anche quattro premi agli European Film Awards tra cui miglior film e regia

Interpreti e ruoli

Mads Mikkelsen (Martin), Thomas Bo Larsen (Tommy), Magnus Millang (Nikolaj), Lars Ranthe (Peter), Maria Bonnevie (Anika), Helene Reingaard Neumann (Amalie), Susse Wold (Rektor)

Soggetto

Danimarca oggi. Quattro insegnanti – Martin, Tommy, Nikolaj e Peter – decidono di condurre un esperimento sulla base di uno studio norvegese, assumendo da bere nelle ore della giornata. La loro performance didattica in primis migliora, ma il fraternizzare troppo con la bottiglia espone inevitabilmente a perdita di controllo…

Valutazione Pastorale

Thomas Vinterberg, danese classe 1969, è un autore sorprendente. Non solo per lo stile narrativo così incisivo, ma anche per la versatilità tematica, per i soggetti con cui si confronta (suoi sono “Festen” del 1998, “Il sospetto” del 2012 e “Via dalla pazza folla” del 2015). Alla Festa del Cinema di Roma 2020 ha presentato “Un altro giro” (“Druk”), film che poi ha ottenuto quattro premi agli European Film Awards (tra cui miglior film, regia e attore) e l'Oscar come miglior film internazionale (2021). Per "Un altro giro" Vinterberg si è ispirato alla teoria dello psicologo norvegese Finn Skårderud, il quale sostiene che l’uomo nasca con una mancanza di alcol nel sangue pari allo 0.5. Muovendo da tale ipotesi, l’autore si lancia in una riflessione sulla società danese (occidentale) contemporanea, mettendo a fuoco irrisolti esistenziali, difficoltà relazionali e rapporto con la bottiglia. Protagonisti sono quattro insegnanti: Martin (Mads Mikkelsen), docente di Storia, un uomo quadrato e abbastanza chiuso in se stesso, distante da moglie e figli; Tommy (Thomas Bo Larsen), docente di Educazione fisica, simpatico e malinconico; Nikolaj (Magnus Millang), insegnante di Psicologia, (s)travolto dai tre figli piccoli; e Peter (Lars Ranthe), che insegna Musica con atteggiamento stanco e frustrato. I quattro decidono di condurre un esperimento sulla base dello studio norvegese, assumendo da bere nelle ore della giornata. La loro performance didattica in primis migliora, ma il fraternizzare troppo con la bottiglia espone inevitabilmente a perdita di controllo, tanto a scuola come a casa. Uno sguardo che oscilla tra l’intrigante e l’azzardo. Non è facile mettere a fuoco l’opera di Thomas Vinterberg. Da un lato, con uno stile che coniuga dramma e ironia graffiante, sembra volerci mettere in guardia dalle seduzioni del bere, dall’inganno della bottiglia. Ci dice infatti che l’alcol sulle prime genera leggerezza, anestetizza pensieri e turbamenti; dopo però svela il suo cosiddetto “dark side”, quello che trascina a dipendenze. L’autore, però, si sottrae rapidamente da questo “semplice” schema narrativo, rimescolando le tessere del racconto: è come se ci invitasse a guardare la società di oggi nella sua complessità, dove si è prigionieri di se stessi, di schemi rigidi e soffocanti, contesto in cui forse un giro di bottiglia potrebbe stappare la tensione. Nell’affermare ciò, di certo, Vinterberg si tutela e ci mette anche in guardia domandandosi: Quando uno beve riesce a fermarsi? Si può davvero regolare? Di certo l’autore ci racconta come adulti e adolescenti oggigiorno vedano negli alcolici “amici seducenti”, passe-partout per abbattere insicurezze o compensare delusioni. Uno sguardo realistico il suo, che appare però fin troppo morbido e lontano dal (necessario) tono di denuncia. Tra le maglie dell’umorismo, si colgono infatti non pochi rischi di smarrimenti di senso… Scandito tra allegria, tristezza e dramma, "Un altro giro" è un film senza sconti, fatto di durezze tipiche di un Occidente spesso malato di troppa felicità. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come complesso, problematico e per dibattiti, da gestire però in presenza di un educatore.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito sul tema dell'uso-abuso di alcolici. Data la delicatezza dell'argomento, si rimanda la visione a un solo pubblico adulto.

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