UN MEDICO, UN UOMO ***

Valutazione
Raccomandabile, Realistico
Tematica
Famiglia, Lavoro, Malattia
Genere
Drammatico
Regia
Randa Haines
Durata
124'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE DOCTOR
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Robert Caswell tratto dal romanzo "A taste of my own medicine" di Ed Rosenbaum
Musiche
Michael Convertino
Montaggio
Bruce Green, Lisa Fruchtman

Sogg.: tratto dal romanzo "A taste of my own medicine" di Ed Rosenbaum - Scenegg.: Robert Caswell - Fotogr.: (normale/a colori) John Seale - Mus.: Michael Convertino - Montagg.: Bruce Green, Lisa Fruchtman - Dur.: 124' - Produz.: Laura Ziskin

Interpreti e ruoli

William Hurt (Jack MacKee), Christine Lahti (Anne McKee), Mandy Patinkin (Murray Caplan), Elizabeth Perkins (June Ellis), Adam Arkin (Eli Blumfield), Charlie Korsmo (Nicky), Wendy Crewson (Leslie Abbott), Bill Macy, J.F. Freeman, William Marquez, Kyle Secor

Soggetto

Jack McKee, un brillante e spregiudicato chirurgo quarantenne, opera non lesinando battute e freddure agli assistenti anche nei momenti più drammatici di un intervento. Quando si accorge di avere un tumore alla gola diviene, suo malgrado, un paziente e deve subire analisi fastidiose, supponenza ed arroganza dei medici, intralci burocratici. Tuttavia scopre i valori umani e la solidarietà tra malati: fra questi spicca la giovane June Ellis, la quale ha avuto la diagnosi di tumore cerebrale in ritardo per colpa dell'assicurazione, che non le ha consentito l'unico esame in grado di diagnosticarlo in tempo, perché troppo costoso. Nonostante sappia di essere condannata, la donna ha una grande forza d'animo ed un atteggiamento positivo verso la vita ma soprattutto verso il prossimo. Jack è sposato con Anne, e da tempo il dialogo tra i due è ridotto a delle formule di convenienza. Entrambi sono impegnati nelle rispettive vicende professionali e la nuova situazione li costringe ad avvicinarsi, ma un invisibile barriera sembra sempre frapporsi alla sincerità del loro dialogo. Tra l'altro Anne interpreta male l'amicizia tra Jack e June, anche perché, per distrarre la giovane, lui le offre un viaggio in aereo ed auto a nolo fino nel Nevada per assistere ad uno spettacolo cui ella teneva molto ed aveva perso per sottoporsi alla radioterapia. Ma invece di andare al concerto, si fermano a parlare nel deserto, e sulle rive di un lago improvvisano una danza. Costretto ad operarsi per il proliferare del tumore, Jack decide di troncare il rapporto con la gelida otorino che lo ha in cura ed affidarsi ad un collega rivale, l'ebreo Eli Blumfield, col quale ha avuto dissapori in passato, ma che ora vede in una luce ben diversa. Sarà Blumfield ad operarlo ed a salvarlo; June muore ma lascia a Jack una lettera con un apologo, in cui lo invita ad aprirsi sinceramente al prossimo, se vorrà essere veramente felice. Riconquistato il rapporto con la moglie, Jack ritrova anche la voce, e ritorna ai propri compiti di chirurgo. Nel ricordo di June i suoi rapporti con i pazienti acquistano tratti comprensivi e dimensioni di umana pietà.

Valutazione Pastorale

la vicenda, ispirata al romanzo autobiografico di Ed Rosenbaum, medico internista dell'Oregon, è narrata con mano sicura da Randa Haines, regista attenta da sempre ai problemi umani e sociali. In "Un medico, un uomo", ben si disegna la realtà complessa che si vive nel microcosmo ospedaliero: ora cinica, ora fredda, ora spietata, ora disperata, ora ravvivata da improvvisi lampi di compassionevole solidarietà, ma tutta e sempre dominata dal persistente ed ineludibile umano dolore. Attorno al protagonista ruotano figure emblematiche e vive di esseri che ogni giorno si incrociano sulla strada: la moglie, i colleghi, il figlio; ma la forza più persuasiva della vicenda, sostenuta da una efficace recitazione è in quell'emblematico rovesciarsi dell'altare su cui il rampante professionista riceve gli incensi di colleghi ammirati o invidiosi e la gratitudine, accolta con sufficienza benevola, dei pazienti. Con rara stringatezza ed efficacia è narrata la discesa "ad inferos" di Jack tra i "dannati" della radioterapia, con quel bambino calvo che traccia i suoi ultimi disegni e sorride; con questa splendida figura femminile, questa June che la morte prossima non riesce ad inaridire, ma anzi stimola a vivere, con intensità e partecipazione, quelli che sa essere i suoi ultimi giorni, senza chiudersi in uno sterile santuario di autocommiserazione. Ed è estremamente significativa la sua ultima lettera a Jack, il racconto del ricco contadino che ha sempre allontanato gli uccelli e gli animali dai suoi campi, ed atterrito dall'assenza di vita nel fertile deserto da lui creato, si mette a braccia aperte per chiamarli, ma viene scambiato per uno spaventapasseri "Abbassa le braccia, Jack, e correremo tutti da te", sono le ultime parole di Jane che suonano come una sorta di testamento spirituale per un uomo "redento" dalla dolorosa esperienza della malattia e reso consapevole dei valori della vita proprio dallo sfiorare la gelida ala della morte non già dall'alto del camice e della mascherina ma dalla posizione orizzontale di chi è bombardato di radiazioni o viene trasportato per lunghi corridoi verso un'operazione a rischio. Un ultimo cenno al rapporto tra marito e moglie, anche qui visto con efficace realismo, nel costante inseguirsi di due anime separate da un muro di gomma che il pugno di ferro della sofferenza saprà abbattere per far rifiorire l'amore, che deve essere, prima d'ogni altra cosa, comunicazione, scambio di doni, reciproco arricchimento, ma anche l'umiltà di chiedere aiuto, e di aprirsi all'altro in confidenza ed abbandono. Film quindi di grandi valori morali ed espressivi, dove il realismo di alcune scene, specie in sala operatoria, non è mai dettato da fini spettacolari, ma aderisce coerentemente al messaggio umano e sociale che la Haines si è prefissa, e che è pienamente conseguito.

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