UN RAGAZZO D’ORO

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti *
Tematica
Cinema nel cinema, Famiglia - genitori figli, Malattia, Morte
Genere
Drammatico
Regia
Pupi Avati
Durata
95'
Anno di uscita
2014
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Pupi Avati, Tommaso Avati Pupi Avati
Musiche
Raphael Gualazzi
Montaggio
Luigi Capalbo

Orig.: Italia (2014) - Sogg.: Pupi Avati - Scenegg.: Pupi Avati, Tommaso Avati - Fotogr.(Scope/a colori): Blasco Giurato - Mus.: Raphael Gualazzi - Montagg.: Luigi Capalbo - Dur.: 95' - Produz.: Antonio Avati e Flavia Parnasi per Duea Film e Combo Produzioni.

Interpreti e ruoli

Riccardo Scamarcio (Davide Bias), Sharon Stone (Ludovica Stern), Cristiana Capotondi (Silvia), Giovanna Ralli (madre di David), Cristian Stelluti (Walter Van Wooren), Osvaldo Ruggieri (Beppe Masiero), Tommaso Ragno (marito di Ludovica), Sandro Dori (notaio), Fabio Ferrari (agente letterario), Antonio Caracciolo (Enrico), Fabrizio Amicucci (Marco Amidei), Vanni Fois (avvocato dell'Assicurazione), Michele Sueri (avvocato di Davide), Viola Graziosa . (psichiatra)

Soggetto

A Milano il giovane Davide Bias lavora in un'agenzia di pubblicità, sogna di fare lo scrittore, scrive racconti che gli editori rifiutano. Deve convivere con ansia e insoddisfazione e per tenerle a bada fa largo uso di pillole. Da tempo ha rotto i rapporti con il padre Michele, prolifico sceneggiatore di film di serie B. Quando arriva improvvisa la notizia della morte del padre in un incidente d'auto, Davide torna a Roma nella casa della madre. Il giorno del funerale viene avvicinato da Ludovica, un'americana decisa a pubblicare un libro autobiografico che, secondo lei, Michele aveva intenzione di scrivere. Sul momento Davide non dà peso alla cosa ma in seguito prevale la curiosità di saperne di più sul progetto del padre. Riesce in realtà solo a trovare un abbozzo, ma questo è sufficiente a fargli scattare la molla per portare avanti e completare quel testo. La sera della 'prima' del film tratto dall'ultima sceneggiatura di Michele, Davide reagisce male alle risate sguaiate e agli sberleffi del pubblico. Comincia da quel momento per lui una progressiva identificazione con la figura paterna. Così arriva alla fine il libro che, pubblicato, ottiene grande successo e vince il Premio Strega. Davide però ha ormai perso il controllo di sé stesso. Ricoverato in clinica, si appresta a passare in quel luogo il resto dei giorni, con la certezza di aver finalmente riscattato la figura paterna.

Valutazione Pastorale

A partire dall'esordio nel 1968 con "Balsamus", Pupi Avati ha girato 39 film per il grande schermo. In quest'ultimo titolo torna in primo piano, in modo diretto e incisivo, uno di temi che più lo hanno coinvolto negli anni passati: il rapporto padre/figlio. Dice Avati: " E' vero, affronto con ostinazione e frequenza la figura del padre. Probabilmente tutto comincia dal fatto che il mio vero padre è morto quando avevo 12 anni, mio fratello 3 e mia sorella 8. Le madri (anche la mia) peraltro sanno supplire in modo meraviglioso all'assenza paterna, eppure crescendo quella figura mi si è proposta come sempre più necessaria (...) fino a farmi costruire oggi uno dei figli più belli che si possano immaginare, uno che dona la propria salute mentale per il ricordo del padre". Avati ha dunque scritto il soggetto mentre per la sceneggiatura (ci tiene a dirlo) ha chiesto la collaborazione del figlio Tommaso, più vicino per età e modi di fare alla 'modernità' del protagonista Davide. Così realtà e finzione si intrecciano in un doppio incontro, quello dell'eco autobiografica della storia e quello del cinema, il 'mestiere' di fare cinema come specchio di se stessi, dei propri fantasmi e delle proprie aspirazioni. Il copione lavora in profondità sul tema del fallimento, sul rimpianto e sulla nostalgia delle occasioni mancate. Ma dice anche molto sul versante del perdono, del sacrificio, della capacità di restare esseri umani sempre pronti alla comprensione. Forse la seconda parte eccede un po' troppo nella rivalutazione della figura del padre (perché tanti Premi, il primato nelle vendite, le traduzioni in tutto il mondo?...), forse la figura di Silvia, la ragazza di Davide, resta un po' di sfondo. Ma sono dettagli che non guastano la bella sensazione che anche stavolta entrare nel cinema di Avati è come abitare uno spazio caldo, misurato, denso di affetti e sentimenti, mai urlato, mai gridato, mai sguaiato, eppure calato nella nostra contemporaneità. Come visitare ancora una volta un vecchio amico che ti intrattiene con amabilità e sincerità. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come prodotto italiano dalla bella confezione e dalle tematiche coinvolgenti.

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