VENGO-demone flamenco

Valutazione
Discutibile, crudezze
Tematica
Amicizia, Conflitti etnici
Genere
Drammatico
Regia
Tony Gatlif
Durata
95'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Francia, Spagna
Titolo Originale
Vengo
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
brani tradizionali di flamenco
Montaggio
Pauline Dairou

Orig.: Francia/Spagna (2000) - Sogg. e scenegg.: Tony Gatlif - Fotogr.(Scope/a colori): Thierry Pouget - Mus.: brani tradizionali di flamenco - Montagg.: Pauline Dairou - Dur.: 95' - Produz.: Princes Films, Astrolabio Producciones.

Interpreti e ruoli

Antonio Canales (Caco), Orestes Villasan Rodriguez (Diego), Antonio Perez Dechent (Primo Alejandro), Bobote (Primo Antonio), Juan-Luis Corrientes . (Primo Tre)

Soggetto

In Andalusia, Spagna del sud, Caco non riesce a superare la sofferenza per la morte di sua figlia. Cerca di trovare conforto nel vino, nella danza, nelle feste musicali, ma il dolore non passa e la realtà in cui è calato è ben altra: quella di una rivalità senza limiti tra la sua famiglia e quella dei Caravaca. Questi arrivano a colpire Caco nell'affetto più caro rimastogli: il giovane nipote Diego, handicappato e tuttavia pieno di voglia di vivere. La risposta a questa offesa è quella di innescare vendette a catena, fino ad un conclusivo e tragico regolamento di conti reciproco.

Valutazione Pastorale

Toni Gatlif, regista nomade (nato in Algeria nel 1948, dopo due film poco noti si è imposto all'attenzione nel 1982 con "L'uomo perfetto" e nel 1997 ha girato "Gadjo Dilo lo straniero pazzo), colloca la storia in una ben precisa geografia ma, aggiunge, "non é un film sul sud, sui gitani, sull'Andalusia...é anzitutto questo: un grido, un canto, un inno alla vita, all'amore, al dolore, al prezzo del sangue". Certo sul piano visivo il film ha un fascino innegabile. Gatlif cala bene i personaggi negli spazi, nella luce, nella natura: e tutto é poi avvolto dal ritmo trascinante del flamengo che, lo voglia o no il regista, è uno dei protagonisti evidenti della vicenda. Lascia qualche perplessità il modo compiacente di accostarsi ad una 'cultura' dove omicidi, sangue e vendetta sembrano parte integrante e inevitabile della famiglia, del vivere a contatto, del costituire gruppo sociale. Gatlif ammanta di bello e di seducente la sfida all'ultimo coltello, la minaccia e tutto un repertorio dal quale non sarebbe male prendere almeno un minimo distacco. Se è vero che c'é molto realismo, non si può fare a meno di notare che il dramma scivola più volte nel melodramma un po' fumettistico e che, dal punto di vista pastorale, i valori della vita e della comprensione sono affrontati con troppa leggerezza. Film da valutare come discutibile, segnalando le crudezze che punteggiano la storia. UTILIZZAZIONE: per quanto attiene a riferimenti storici, geografici, musicali, il film è da proporre ad un pubblico in grado di non cedere alle suggestioni più facili e immediate. Da utilizzare in proiezioni mirate per cineforum e d'essai.

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