Woman in Gold

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti *
Tematica
Donna, Politica-Società, Shoah - Olocausto, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Simon Curtis
Durata
110'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Gran Bretagna, Stati Uniti
Titolo Originale
Woman in gold
Distribuzione
Eagle Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Alexi Kaye Campbell tratto dalle memorie scritte da Maria Altmann e E. Randol Schoenberg
Musiche
Martin Phipps, Hans Zimmer
Montaggio
Peter Lambert

Orig.: Stati Uniti/Gran Bretagna (2015) - Sogg.: tratto dalle memorie scritte da Maria Altmann e E. Randol Schoenberg - Scenegg.: Alexi Kaye Campbell - Fotogr.(Panoramica/a colori): Ross Emery - Mus.: Martin Phipps, Hans Zimmer - Montagg.: Peter Lambert - Dur.: 110' - Produz.. Origin Pictures, BBC Films - 65° FESTIVAL DI BERLINO 2015,SEZIONE "BERLINALE SPECIAL".

Interpreti e ruoli

Helen Mirren (Maria Altmann), Ryan Reynolds (Randol Schoenberg), Daniel Bruhl (Hubertus Czernin), Katie Holmes (Pam Schoenberg), Tatiana Maslany (Maria Altmann giovane), Max Irons (Fritz), Charles Dance (Sherman), Antje Traue (Adele Bloch Bauer), Elizabeth McGovern (Richterin Florence Cooper), Jonathan Pryce (giudice Richter Rehnquist), Frances Fisher (Barbara Schoenberg), Moritz Bleibtreu (Klimt), Tom Schilling (Heinrich), Patti Love (Lizbet)

Soggetto

Los Angeles, 1998. Dopo aver preso parte al funerale dell'amata sorella, Maria Altmann capisce che alcuni documenti trovati tra le carte di lei potrebbero essere la conferma che un gruppo di dipinti di grande valore sottratti durante la guerra dai Nazisti sono rimasti senza alcun permesso nelle mani dello Stato austriaco. Affidatasi all'inesperto ma tenace avvocato Randy Schoenberg, Maria comincia una battaglia legale contro quel governo, convinta di aver diritto alla restituzione del maltolto. Attraversa fasi dall'euforia alla preoccupazione alla delusione che la portano fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, e quindi al verdetto finale che ristabilisce la verità dei fatti.

Valutazione Pastorale

Avvenimenti e persone sono autentici. Maria Altmann è deceduta a Los Angeles nel 2011 all'età di 94 anni. Tornati negli Stati Uniti, i dipinti sono serviti, tra le altre opportunità, a costruire il Museo dell'Olocausto in California e a lasciare quindi duratura testimonianza di un triste e cupo momento di storia. La didascalia finale ricorda che sono state almeno 100mila le opere d'arte che, rubate dai nazisti, non sono tornate ai legittimi proprietari. Il copione dunque, ispirato al libro scritto anche dalla stessa Maria, è l'occasione per riportare in primo piano avvenimenti ormai poco conosciuti e restituire a quelle opere d'arte la dignità che meritano. In periodi recenti il cinema si è occupato dei tesori trafugati (cfr. "Monuments Men" di George Clooney) per ricordarci che, accanto alla tragedia dell'Olocausto, altri delitti non meno tristi sono stati perpetrati. La tenacia che Maria mette nel recupero attraversa varie fasi che coinvolgono il ricordo della sorella, la famiglia, il clima buio di quegli anni in un coacervo di sentimenti ed emozioni che trascorrono dalla rabbia alla tentazione di rinunciare alla scelta invece di arrivare in fondo per lasciare una traccia visibile soprattutto a vantaggio delle giovani generazioni. Illuminato da molte buone intenzioni, scandito dal giusto incontro tra passato e presente, circondato da un afflato sincero di riequilibrio tra giustizia e morale, il racconto scorre con estrema pulizia narrativa e encomiabile misura espressiva. Forse alla regia sfugge qualche passaggio un po' convenzionale (la figura dell'avvocato risulta non sempre convincente) ma nell'insieme ne deriva un film coinvolgente che mette insieme nei giusti toni la grande Storia che tutti ha coinvolto e una storia forse minore, magari di taglio privata ma con effetti ugualmente dirompenti su tutta l'umanità. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte occasioni successive per l'intensità e la sincerità con cui restituisce avvenimenti che è opportuno non dimenticare.

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